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Travel Marketing Days, ecco tutte le mappe

 

Ecco le Mappe Mentali Sistemiche degli interventi congressuali che hanno avuto luogo durante il Travel Marketing Days 2016.

Le Mappe sono state realizzate con il metodo FreeNauta’s per Wiki Academy.

1) La Liguria dei turismi

Giovanni Berrino, Assessore regionale al turismo, Regione Liguria – Francesca Montaldo, responsabile marketing Agenzia regionale InLiguria

2) Il web marketing turistico che funziona per territori e imprese: strategie, casi studio e trend

Francesca Montaldo

3) Status Questionis. Dal turismo ai turismi. Il marketing turistico tra mercato immaginario e mercato reale

Emilio Becheri

 

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4)Il concetto di esperienza nella comunicazione del territorio

Gianluca Bovoli, Synapse Group

5) Dall’identità territoriale all’attrattività turistica. Percorsi comunicativi oltre i luoghi comuni

Donatella Consolandi, CEO Agorà Comunicazione

6) Dai territori geografici ai territori esperienziali: il sistema turismo per una nuova attrattività dei nostri territori

Federico Rossi, CEO Sintesi Comunicazione

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7) Il ruolo della pubblica amministrazione nell’innovazione del turismo online

Michele Savasta, CEO Tourist Office App -MAPPA NON DISPONIBILE

8) Channel manager e DMS per strutture ricettive e… Il caso Laigueglia

Paolo Buscaglia, Rete d’Imprese Qui Laigueglia – Andrea Palermo, CDO Studiowiki

9) Tavola rotonda – Organizzare il territorio Quale turismo è per tutti? Il Monferrato: un caso studio

Alessandro Ubertis, Presidente UNICOM modera Daria Carmi, assessore cultura, turismo e manifestazioni di Casale Monferrato – Andrea Cerrato, assessore al turismo di Asti, per il progetto Osservatorio Cultura dell’Accoglienza

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SINTESI DELLA GIORNATA:

10) Alessandro Ubertis, Presidente UNICOM modera Daria Carmi

Alessandro Ubertis, Presidente UNICOM

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11) Lungo le vie artigiane, inventare l’esistente

Umberto Curti

12) Savona 2.0: quando la promozione del territorio passa dai punti vendita

Laura Chiara Filippi, Vice Presidente Vicario di Ascom Savona – Confcommercio

FreeNauta's Mappe Sistemiche_ Paola RiccaFreeNauta's Mappe Sistemiche_ Paola Ricca

13) L’esperienza del turismo; il turismo delle esperienze

Maurizio Testa, Artes (DUE MAPPE)

 FreeNauta's Mappe Sistemiche_ Paola RiccaFreeNauta's Mappe Sistemiche_ Paola Ricca
14) Turismo accessibile. Dal sociale al business

Giovanni Ferrero, Turismabile

FreeNauta's Mappe Sistemiche_ Paola Ricca

 

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Magia e Scienza della Persuasione

Perché quel cliente mi ha scelto? E perché un altro cliente no? Avevo una valida proposta per entrambi… Come è potuto succedere? 

Capita anche a te di farti domande simili? A volte ti chiedi: “come posso migliorare le comprensione del processo decisionale dei miei clienti?” ?

Ieri ho svolto un intervento formativo presso la CFA Society Italy, partendo dal presupposto che la risposta a questa domanda sia:

“Non posso analizzare il percorso decisionale del mio cliente… perché è in gran parte non conscio”.

E se le nostre decisioni non fossero consce e razionali, come siamo abituati a pensare?!

Affermare, come fa Zaltam, che il 95% delle decisioni avvenga a un piano non conscio, potrebbe spiazzare.

E farlo davanti a una platea di 50 esperti del mondo dalla finanza, analisti finanziari e esperti del settore, potrebbe essere considerata una mossa persino… incauta.

D’altro canto è proprio dal cambiare prospettiva che emergono le opportunità, e quindi questo è l’approccio che seguiremo.

La parte conscia, del resto, processa informazioni alla velocità di appena 40 bit al secondo, mentre la non conscia riesce a gestire 10 milioni di bit al secondo.

Ecco perché quando creo uno storytelling scientifico, utilizzo le mappe mentali sistemiche che mi aiutano a tenere conto di questa ‘imprevedibilità’. e vediamo subito in che modo.

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Come interpretare un mancato successo in una negoziazione?

Abbiamo visto un video rivelatore di TedEd sulla retorica e la persuasione. Vogliamo capire perché un famoso violinista può riempire una concert hall e il giorno dopo, suonando in metropolitana, ritrovarsi senza neanche una persona disposto ad ascoltarlo.

La spiegazione si basa sui 3 pilastri della persuasione ispirata ad Aristotele: ETHOS (manca la credibilità alla location fermata della metro, rispetto al palcoscenico di una sala concerto), PATHOS (in una metropolitana rumorosa e confusionaria non si crea alcun legame con l’ascoltatore) e LOGOS (l’audience della metropolitana…non è lì per quello scopo).

Applicando questo paradigma alle nostre situazioni professionali, noi siamo sempre gli stessi, esperti e talentuosi violinisti del nostro lavoro, ma quello che in alcune negoziazioni può mancare, decretandone il fallimento, è uno dei ingredienti di Aristotele.

Per esempio, se non riusciamo a creare un legame emozionale con il cliente, e tale legame è importante per il nostro interlocutore, il nostro messaggio non passerà.

Come creare un legame autentico con i nostri interlocutori

Il modello EASE® Evolution Affinity Securing Evalutation, di Benziger, ci aiuta a identificare 4 stili di pensiero che possono contraddistinguerci.

Conoscere gli indizi che identificano gli stili di pensiero del proprio interlocutore, ci permette di sintonizzarci con lui e di creare le condizioni per il successo del nostro messaggio.

E siamo solo e sempre uno stile?

Naturalmente no: cambiamo in base agli ambiti della vita a cui ci rivolgiamo e talvolta anche in base agli stati d’animo in cui ci troviamo.

Vale comunque la pena osservare noi stessi e gli altri per cercare di catturare gli aspetti ricorrenti.

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La casa della mente e i 4 colori del pensiero

La parte centrale dell’incontro di ieri è stata quindi dedicata a un breve escursus sugli apprendimenti che ci derivano dalle neuroscienze.

Abbiamo svelato il modello della casa della mente, che ci parla di:

CERVELLO RETTILIANO, metaforicamente è la nostra cantina: ereditato dalla fase primordiale del nostro sviluppo, ha il ruolo del guardiano, di farci evitare i pericoli e di farci notare le cose che richiedono la nostra attenzione (al fine della sopravvivenza), è egoistico e automatico, non razionalizzante.

CERVELLO MAMMALIANO o PALEOCORTECCIA o PIANO LIBICO, è il salotto di casa, in cui ci apriamo alle emozioni, alla affettività e al gruppo. Ereditato dai nostri parenti mammiferi, che come noi allevano i piccoli, si occupa delle reazioni a paura e alle altre emozioni. Lo scopo è ancora prioritariamente la sopravvivenza, viene anche definito CERVELLO SINCERO, e si manifesta nel non verbale.

NEO CORTECCIA: è la nostra bella e luminosa mansarda, in cui teniamo la nostra biblioteca del nostro sapere e la nostra zona per la creazione e l’ideazione. Quando siamo al piano corticale pianifichiamo, prendiamo decisioni, analizziamo e ragioniamo. Questo nostra ‘dotazione’ ci distingue dal resto degli esseri viventi, e ha fatto la nostra fortuna. Evolutivamente però, è subordinata alle precedenti, nel senso che se ci troviamo in cantina (ci sentiamo sotto attacco) non avremo accesso al piano alto della mansarda. Ecco perché non riusciamo a ragionare chiaramente quando abbiamo paura o siamo arrabbiati.

Inoltre il cervello si caratterizza per le due aree di specializzazione, di cui tutti abbiamo sentito parlare: emisfero sinistro (approccio analitico, orientato ai dettagli, quantitativo, rigoroso) e quello destro (sintetico, creativo, ideativo, associativo).

L’incrocio di questi assi crea i quattro stili di pensiero: BLU corticale sinistro, (rigore+idee), GIALLO corticale destro (apertura+idee), VERDE limbico sinistro (rigore +sicurezza)  e ROSSO limbico destro (apertura+emozioni).

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comunicare significa declinare il messaggio

Quello che conta è osservare e intuire da quale stile di pensiero ci ascolta il nostro interlocutore, da quale piano della casa. E quindi decidere di mandare il messaggio in modo che possa essergli più risonante.

Benziger ci viene in aiuto con un test per scoprire le nostre posizioni e quelle dei nostri interlocutori. Ed ecco allora alcuni indizi e parole chiave per identificare gli stili:

BLU corticale sinistro, (rigore+idee): diretto, apprezza i dati, analizza, va al punto

GIALLO corticale destro (apertura+idee): ama il cambiamento, interessato alla visone, molti centri di interesse

VERDE limbico sinistro (rigore +sicurezza): apprezza la sicurezza, ama la precisione, evita il rischio, apprezza il lavoro fatto a regola d’arte

ROSSO limbico destro (apertura+emozioni): parliamone…., relazioni, coinvolge, attento al gruppo, me lo sento

Le mappe sistemiche come strumento per prepararci a conversazioni con ogni stile di pensiero

Lo strumento delle mappe sistemiche ti aiuta ad essere preparato quando incontri un interlocutore che ti parla da uno stile di pensiero diverso dal tuo.

Una mappa sistemica contiene storie, metafore, emozioni, fatti, dati e idee in modo coerente e completo, affinché tu possa conquistare la mente e il cuore del tuo interlocutore con messaggi idonei a lui.

►►In questo link alla presentazione dell’evento trovi gli strumenti utili per creare la tua mappa sistemica più idonea con ogni cliente in base al suo stile di pensiero.

Una buona idea è prepararsi degli strumenti operativi (come dei tool da portare con te ) per gestire le conversazioni a cui tieni.

Ad esempio se sei blu-corticale sinistro, e vuoi avere successo con un cliente rosso, libico destro , che è opposto a te, una buona idea è preparati uno storytelling emozionale e inserirlo nel tuo discorso classico.

Lo stesso vale quando si parla in pubblico: anzi in quel caso è davvero doveroso, se vuoi avere una comunicazione di successo, predisporre degli elementi del messaggio che possano attrarre ogni tipo di verso in ascoltatore.

Trovi tutta la presentazione a questo link

Bigliografia essenziale:

Five Minds for the FutureHoward Gardner 

Now, Discover Your Strengths: How to Develop Your Talents and Those of the People You ManageBuckingam, Clifton

Thriving in Mind: The Natural Key to Sustainable Neurofitness, Dr. Katherine Benziger PhD

Cervello, Alberto Oliviero

Neuroselling: Sfrutta il potere delle neuroscienze per diventare un venditore di successo, Hazeldine

Come pensano i consumatori, Gerald Zaltman

La Motivazione, Moè Angelica

 

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Le Mappe Sistemiche per il tuo equilibrio, con il Prof P. De Sario.

Le interazioni nella vita quotidiana.

Andiamo al lavoro, parliamo con un collega, apriamo il computer, ritorniamo a casa, ci relazioniamo con la famiglia, ecc., tutto ciò rappresenta esperienze che poi vogliamo comunicare, per la sequenza di aneddoti, pensieri, emozioni, percezioni e memorie che abbiamo provato, capito, sentito. Questo bagaglio è il più semplice da raccontare e da ascoltare, anche se a volte può riguardare anche episodi quotidiani difficili, che diventa più complicato comunicare. Nella “solitudine buona” i nostri pensieri possono viaggiare in diverse direzioni, fluttuano come nuvole: bollette da pagare, orario di chiusura dei negozi, la spesa di verdure, le telefonate da fare, sistemare la cucina, piove o nevica, una barzelletta ricordata, ricordi antichi, un’offesa, o qualcosa di indefinibile che non ha parole, ecc. Anche qui ci può essere agevole parlarne e venire ascoltati.

Pensieri intimi di sé che si ripetono nella “solitudine dolorosa”.  Sono i pensieri che coinvolgono la nostra esistenza, che sono “importanti”, che vengono con un carico di emozione (negativa o anche positiva), che si ripetono con poche variazioni nel tempo. Sono quelli della nostra “cantina” impolverata e con poca luce. Alcuni esempi: «devo riuscire, è la mia ultima possibilità», «non ho detto niente, come un idiota», «sarei più amata se fossi più bella», «ma cosa faccio lo lascio? non lo so», «vedranno chi è il più bravo, mi verranno a cercare”, «non voglio più questo stress», «questo qua non lo posso sopportare!», «mi troveranno all’altezza?». Questi sono esempi di pensieri intimi di sé, pensieri che si concludono ogni volta in un’impasse, un nodo, una buca che ci fa bloccare[1].

 

Gli strumenti che facilitano.

Del nostro vissuto quotidiano, che sia quello dell’interazione normale, quello in solitudine buona o quello in solitudine dolorosa, il punto cruciale è volerlo e poterlo esprimere, portarlo fuori: parlarne, scrivere, disegnarlo, metterlo in gesti corporei (chi praticasse una disciplina sportiva o psicofisica). Qui possiamo aggiungere l’importanza di imboccare due strade nell’esplorazione e approfondimento: la prima è chiedendo cose dell’evento negativo e difficile; la seconda su come sente il problema lui/lei quando è nella solitudine dolorosa. Esempio, Carla: «mi sento ansiosa che qualcosa possa succedere», vediamo le domande di esplorazione che il “facilitatore pratico” può formulare all’amica o alla moglie.

 

«Mi sento ansiosa che qualcosa possa succedere».

 

Livello “vita quotidiana” Livello “solitudine dolorosa”
«Cosa è successo in questi giorni?» «Quando sei sola, quali pensieri ti vengono riguardo a questo sentirti ansiosa?»
«Dove senti di più questa sensazione, al lavoro o a casa?» «Hai provato a sentire anche che stato d’animo ti viene?»
«Ti passano pensieri particolari?» «Quando sei sola hai delle immagini di cose fatte in questi mesi?»
«Che cosa potrebbe succedere?» «Come ti senti quando sei sola con questi pensieri?»

 

Insomma, la positività è alla nostra portata ed è anche per giunta gratuita, basta avere un po’ di metodo e conoscenza. Perché la positività è alla portata e in questo esempio invece Carla sembrerebbe navigare nelle difficoltà? Credo molto che un regalo, forse il più bello, che possiamo donare a un altro è l’ascolto profondo, libero da giudizi e consigli. È un regalo per noi che ascoltiamo, che ci fa sentire più umani e vicini alle sorti dell’altro, ma per chi riceve, la positività è data da calore umano, vicinanza, nodi che si allentano e diventano più affrontabili, non sentirsi la più strana e ultima del mondo, senso di maggior forza nel corpo e tanto altro ancora.

Tramite l’ascolto buono, attivo e profondo possiamo dare un grande conforto all’amico o alla moglie, a un figlio, un semplice e mero ascolto, che invece ha il grande effetto dell’aiuto. Possiamo dirci facilitatori di relazione di aiuto: l’arte di aiutare ascoltando. Aiutare l’altro ad adottare le sue stesse difficoltà, non soffocarle, prendersene cura, provare ad aiutarlo nelle sue parti difficili. Questo è a mio avviso il germe della vita facile, è provare a crescere nelle nostre parti difficili, oltre a godere e gioire delle parti facili, ma lì siamo tutti buoni e l’inghippo è che semmai dopo un po’ stare solo nel facile ci fa sentire distratti, cerchiamo altro.

Sintetizzo quali sono gli strumenti pratici per aiutarsi. Troviamo strumenti molto utili nel “connettersi con gli altri (F2)”: certamente il permesso, l’ascolto attivo, la richiesta parere, l’empatia corporea. Altri strumenti fondamentali nel “gestire la negatività e trasformarla in positività (F3)”: parola chiave e parola direzionale e l’intero dispositivo della capacità negativa. Un mio vissuto personale che aggiungo, a volte dopo un ascolto profondo con allievi o amici, ho notato che il terreno dei pensieri e dell’umore è come rigenerato, rinfrescato e permette un salto imprevisto verso un po’ di umorismo, ci si prende un po’ in giro, si sente un senso di leggerezza molto bello. Ecco, due ultimi strumenti che suggerisco sono in F4, nella sezione costruire una buona persona e sono a fari spenti e leggerezza. Un ultimo esempio, Paolo: «una piccola offesa e vado fuori di testa».

 

«Una piccola offesa e vado fuori di testa».

 

Permesso «Ti va di parlarne?»
Ascolto attivo «Sì, comprendo, mi immagino come ti puoi sentire…»
Richiesta parere «Un’offesa di questi giorni?» (vita quotidiana)

«Quando sei solo come ti senti?» (solitudine dolorosa)

Empatia corporea Imitazione parziale di piccoli segni gestuali e corporei di Paolo
Parola chiave «Offesa dici…»
Parola direzionale «Offesa… in merito a cosa?»
A fari spenti L’ascoltatore non teorizza dicendo “parliamone”[2], ma lo fa concretamente senza enfasi
Leggerezza «Chissà con un leone allo zoo, cosa faresti e, di più, cosa farei anch’io… siamo sullo stesso barcone!»

 


[1] Momenti di solitudine sono necessari per tutti, bambini ed adulti, per distanziarci dagli stimoli degli altri e, quindi ci servono per ritrovare il nostro centro, la nostra identità e per autoregolare il nostro cervello e le complessità dei suoi circuiti. Qui comunque si parla di un’altra solitudine, quella vissuta in eccesso, nel nostro isolamento più profondo.

[2] Ti insegno un trucchetto, quando un collega o il marito dice «parliamone», otto volte su dieci è proprio la volta che non se ne parla affatto; questa è infatti una formula linguistica finta e qualunquista, come tante che in società alimentiamo.

Per chi desidera approfondire consigliamo le seguenti date relative ai corsi del Prof. De Sario [3]

Programmi Autunno 2016:

  • Bologna: introduttivo, “Imparare a facilitare”, 12 h., 5-6 novembre 2016 (programma)
  • Roma: workshop, “Imparare a facilitare”, 8 ore, 12 novembre (programma)
  • Torino: introd., Imparare a facilitare”, 12 h., 19-20 novembre 2016 (programma)
  • Pisaintrod., “Imparare a facilitare”, 12 h., 26-27 novembre 2016 (programma)
  • Bologna: workshop, “Gestire la negatività nei gruppi”, 8 h., 2 dicembre 2016 (programma)
  • Ancona: introd., “Imparare a facilitare”, 12 h., 17-18 dicembre 2016 (programma)

    [3] e ricordati che se 5 tuoi amici si iscrivono alla newsletter, usando il link che tu gli fornisci, avrai diritto a un 30% di sconto sui servizi FreeNauta e sui corsi del Prof. P. De Sario. Ti basta girare la email che hai ricevuto da noi: il link che i tuoi amici devono compilare è in fondo alla email.

mappe sistemiche freenauta

Mappe Mentali Sistemiche: chi parla in pubblico si fa ricordare a colpo d’occhio

Oggi vorrei parlarti delle Mappe Sistemiche, la sintesi tra mappe mentali e concettuali.

Prima di iniziare, toglimi per favore un dubbio. Ti dice qualcosa la frase “dopo il corso avrete le dispense”, detta da un relatore al suo pubblico di ascoltatori e allievi?

Si intende di solito che il relatore fornirà al suo pubblico, generosamente peraltro, il materiale che sta presentando.

Si tratta quindi, di solito, di qualche decina di slide… sorge il timore che tutti i partecipanti non avranno il tempo di riguardarsele.

Ecco, l’idea delle Mappe Mentali Sistemiche nasce proprio da qui.

Come aiutare relatori e formatori a creare in pochi istanti una sintesi veloce dei loro contenuti, che aiuti ogni partecipante a ricordare a colpo d’occhio il valore del corso appena frequentato?

PERCHE’ LASCIARE DEL MATERIALE DOPO UN CORSO

Il primo obiettivo di solito è fare sì che i partecipanti possano ricordare con più facilità ciò che l’oratore ha proposto.

Da cui deriva anche che il partecipante avrà un più lungo ricordo del relatore stesso, e quindi una maggiore probabilità di successive interazioni e collaborazioni.

Infatti se vado a un corso, ascolto e torno a casa a mani vuote, sappiamo che dopo pochi giorni il ricordo residuo di quanto ho ascoltato sarà minimo.

Anzi,  se volete vediamo meglio questo aspetto tecnico, del decadimento del ricordo, con un po’ di teoria (pochissima, prometto).

UN PO’ DI TEORIA SUL RICORDO DOPO UN CORSOfreenauta metodo sistemico

Mi rifaccio al modello di Ekwall, Shaker sulle percentuali di ricordo di una lezione/contenuto, a seconda dei canali utilizzati per comunicare la lezione stessa.

I discenti ricordano solo il 10% di ciò che leggono, il 20% se ascoltano un docente, il 30% se vedono del materiale, il 50% (poteva andare peggio…) se ascoltano e vedono, come avviene nelle usuali situazioni di aula.

Si può fare meglio?

Ad esempio, se sei un formatore e miri a percentuali più elevate, cosa potresti aggiungere ai tuoi corsi? E se sei il discente/partecipante, come come potresti ricordare più a lungo il corso che hai appena frequentato.

Per ricordare il 70%, occorre inserire la verbalizzazione. Il partecipante dovrà parlare dopo (o durante) il corso di ciò che ha appreso.

Mentre per ricordare quasi tutto, il 90%, la tua ricetta sarà, raccontare e anche mettere in pratica.

Probabilmente l’esperienza di tutti i giorni ci aveva già suggerito questa conclusione, e ora ne abbiamo conferma scientifica.

Vediamo allora come le mappe sistemiche possono aiuta relatori e partecipanti a ricordare meglio.

MAPPE SISTEMICHE: UN AIUTO CONCRETO PER UN RICORDO DA ELEFANTEmappe sistemiche freenauta

Mi è capitato proprio alcuni giorni fa di partecipare a un corso che desidero assolutamente ricordare.

Si è trattato dell’evento “Be Social”, di Alessandra Perotti, tenutosi a Torino e organizzato dalla Presidente dell’ Associazione Italiana Formatori, regione Piemonte, Emanuela Truzzi, e dal team dell’ AIF Piemonte.

Voglio ricordare il contenuto del corso perchè è rilevante per il mio lavoro, e utile.

Alessandra infatti  ci ha parlato dell’importanza della autenticità e del valore dei contenuti, quando si vuole creare un proprio ‘profilo’ e personaggio nel meta-mondo dei social.

Come posso fare? Se voglio puntare al massimo del ricordo, dovrò fare ciò che Alessandra ha suggerito, e per farlo devo prima assimilarlo  a livello cognitivo. In parole semplici ricordarlo e farlo mio, magari raccontandolo ad un amico, come ci suggerisce la scienza.

Ma non ho tempo di rivedermi le slide…. (bisognerebbe forse dire non ho trovato il tempo… ma questa è un’altra storia… di coaching).

A questo punto entrano in campo le Mappe Mentali Sistemiche.

LE MAPPE SISTEMICHE: UNA SINTESI VISIVA E MULTIDIMENSIONALE

Le Mappe Mentali Sistemiche sono rappresentazioni visive svolte durante il corso dal discente, o prima del corso dal relatore.

Il loro primo scopo è catturare, come le slide, le parole chiave del relatore (prima dimensione).

Come seconda dimensione, le Mappe Mentali Sistemiche ti fanno visualizzare, a colpo d’occhio, i collegamenti logici.

Le connessioni logiche tra due argomenti si indicano intuitivamente con delle frecce, spesso colorate.

IMPORTANZA DEL COLORE

Perché  sappiamo che la nostra mente è attratta dai colori.importanza colori mappe freenauta

Quindi vogliamo che una mappa mentale sistemica sia piacevole da vedere, perchè la mente apprende meglio se è nutrita da qualcosa che la attrae.

Naturalmente ciò non significa che possono farla solo gli artisti e i disegnatori. Io ad esempio realizzo Mappe Sistemiche di professione, e scrivo malissimo e disegno anche in modo peggiore (come noterai), eppure le mia mappe le comprendono bene, di solito…, sia adulti sia ragazzi.

Anche sui colori non dobbiamo pensare che vadano bene per tutti e senza limiti, anzi per alcuni potrebbero essere distraenti. Occorre provare e personalizzare.

 

LA TERZA DIMENSIONE (che mancava!): L’ENFASI

Quello che una mappa sistemica cattura, e una slide no, è la terza dimensione, quella dell’enfasi e dell’importanza relativa di un contenuto rispetto all’altro, attribuita dal relatore.

In una parola, con una mappa sistemica prendi nota anche del NON  VERBALE E PARAVERBALE, che tutti sappiamo essere una componente essenziale della comunicazione.

In sostanza una Mappa Mentale Sistemica è a tre dimensioni perchè ti dice:

  1. quello che è stato detto (in sintesi!),
  2. con quale logica è stato detto
  3. quello che è importante ricordare, che viene  visivamente enfatizzzato.

Non ti resta che provare.

 

COME METTERE IN PRATICA

Se sei un relatore, o una persona che parla in pubblico, o comunque una persona che vuole stupire chi lo ascolta, prova a realizzare la tua prima mappa sistemica per il tuo prossimo evento.mappe sistemiche freenauta

  • Prendi un foglio A4 bianco in orizzontale e segna, magari al centro, il tema chiave del tuo intervento.
  • Poi crea dei rami con le idee fondamentali che vuoi che i tuoi ascoltatori ricordino. Potranno esserci da 3 a 5 rami (mai più di 7, dato che memoria di lavoro ha i suoi limiti)
  • Organizza le parole in base alla logica (con frecce colorate di causa effetto se due argomenti sono collegati), e all’enfasi (cosa è più importante avrà maggiori dimensioni)
  • Infine aggiungi ad ogni concetto chiave un’ulteriore parola o breve frase utile per chiarire il tuo messaggio.

Ed ecco la tua prima Mappa Mentale Sistemica.Lo stesso procedimento vale anche se sei un discente: ricordati di portare carta bianca e colori al prossimo corso che frequenterai.

Potrai condividerla al termine del tuo corso, insieme alle ben gradite ‘dispense’ e, come direbbe Alessandra Perotti,  usarla sui social per dare ai tuo follower un tuo contenuto di valore e autentico.

Ed è più facile condividere una o due mappe…rispetto a tutte le slide. 

UNA NOTA PER I PIU’ ESPERTI

Come avrai notato di questa pagina, alcune mappe hanno un centro, altre no.

Non è un errore, ma una cosa voluta: e dipende da come il relatore imposta il discorso.

Se il relatore, ad esempio, dice che un tema  ha due componenti principali, la mappa potrà risultare bi-centrica.

In altri casi, (vedi qui a fianco) abbiamo un bel centro unico e evidente.

A proposito, se vuoi le altre mappe dell’evento di Alessandra Perotti (8 mappe per 4 ore di corso), clicca qui: mappe-dallevento-be-social-di-alessandra-perotti

COME LE USO IO 

Ora che conosci il metodo, spero ti sia venuta curiosità e voglia di iniziare.

Io opero in due modi: realizzo le mappe ‘live’ in diretta mentre i relatori e formatori parlano ai loro discenti.

Alternativamente creo le mappe per i miei corsi di formazione, sia per adulti , sia per ragazzi (sono molto utili per lo studio).

Se vuoi farmi sapere come intendi usare le mappe nel tuo lavoro, non esitare a contattarmi a: info@freenautabar.it.

 

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Storie (1)

Mente Narrativa: e rendi la tua idea indimenticabile

shutterstock_253493992Non occorre essere oratori che attraggono centinaia di persone ad ogni evento, per avere bisogno di rendere le proprie idee interessanti e coinvolgenti.

Quanto volte ogni giorno ha il compito di illustrare a clienti e potenziali partner i tuoi progetti, iniziative, le attività o i prodotti che proponi?

E, soprattutto, quanta parte del tuo successo è legata al fatto di riuscire, in tutte queste occasioni, a lasciare una impressione duratura?

Comunicare, nel mondo del lavoro e del business significa destreggiarsi con l’AIDA, ossia fare in modo che il tuo interlocutore sia:

  1. colpito  da ciò che hai detto (A)
  2. interessato personalmente a ciò che gli proponi (I)
  3. attratto e provi il  desiderio di saperne di più o di acquistare (D)
  4. e che compia l’azione che a te interessa (A).

Non è cambiato nulla, infine, da quando questo semplice modello, chiamato proprio AIDA, è stato proposto (a fine 800, pensa!!!).

Nel senso che se non catturi l’attenzione e non generi interesse nel tuo interlocutore, il tuo progetto potrà anche essere il migliore del mondo, ma per lui sarà come se non esistesse…

Oggi ti voglio quindi fornire lo strumento più semplice e, possiamo dire, naturale, per aiutarti con l’AIDA.

Racconta al tuo cliente una storia.

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L’essere umano è per natura attratto dalle storie, che ricorda meglio di dati e numeri e altre informazioni rivolte all’emisfero sinistro.

Nelle storie ci sono emozioni, sorprese, sogni, a cui la nostra mente non resiste.

Pensa ai poemi omerici che inizialmente veniva trasmessi per via orale, sono centinaia di storie sopravvissute per secoli, e conterranno quanti numeri… forse 50 o 100?. Da quanti anni non studi Ulisse o la Maga Circe, ma l’idea chiave delle loro storie ti è rimasta ancora in mente, vero?

Ora torna con la mente al tuo business plan di 10 anni fa, o a una pianificazione economica di quel periodo: puoi dire lo stesso? Il ricordo è altrettanto facile da richiamare? Di solito, la risposta è no.

Ricordiamo in media più Ulisse che il bilancio del 2006 (Anche se qui occorre ricordare che ci sono diversi tipi di intelligenze, e chi ha una spiccata mente matematica potrebbe avere ancora a mente qualcosa di quel bilancio..). E soprattutto, se ti ri-raccontassero la storia di Ulisse in poche frasi, sarebbe veloce per te richiamarla alla mente (mentre nel caso del bilancio dovresti rivedere i dati un po’ da vicino e le cose andrebbero un po’ più per le lunghe, giusto?).

Tutto questo per dire che se il tuo prodotto/progetto/idea entra nella mente del tuo cliente sotto forma di storia, avrai tantissimi vantaggi.

L’entrata sarà più agevole, la permanenza più lunga.

Non male vero?

Per riuscirci, io utilizzo un metodo che unisce storytelling, mappe mentali, self-coaching.

  • Storytelling: per creare un eroe un antagonista, che il tuo cliente possa ricordare, e che voglia sconfiggere;
  • Mappe mentali: per creare chiare connessioni tra la storia (anche semplicissima) e tutti i contenuti di business che vuoi trasmettere (anche complessissimi)
  • Self-coaching: per aiutarti a spingere più in alto la tua asticella e farti diventare via via un oratore sempre più trascinante.

 

Il primo trucco da conoscere è:

“ogni idea/prodotto/servizio può essere racchiusa in una immagine potente ed evocatrice”

 

 

 

 

Una volta che avrai creato la storia adatta al tuo business, la sintesi sarà proprio quella singola immagine che ti permette di ricordare tutto il resto.

Tutta la storia che hai preparato per il tuo cliente si condensa in quell’immagine. Perciò…  facendo vedere al tuo cliente l’immagine, lui si ricorderà di te.

Non ti pare un buon vantaggio?

Vuoi un esempio subito?

Ecco il piccolo video che ho creato per spiegare cosa sia il Coaching FREENAUTA , ossia il mio progetto di SELF-COACHING.

Guarda il video e scopri la forza di una storia.

Immagina quanto tempo ci avrei messo a dire le stesse cose con un classico powerpoint…

Ora scegli l’immagine chiave.

Per me l’immagine chiave sono I PAMPLONI (il talento). Per te?

 

Svolgo regolarmente corsi sullo Storytelling e MappeMentali: il 10 Giugno puoi iscriverti a “IL BRUNCH DELLE IDEE”, a Vado Ligure, SV (vedi pagina eventi).

 

Ti aspetto per rendere il tuo business una favola che cattura il tuo pubblico,

 

Paola Ricca

FreeNauta’s Coach

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Tuo figlio creerà 100 storie, con questa semplice mappa

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#Compiti, verifiche e magari un po’ di tablet: e la creatività?

Fantasia, creatività, emisfero destro… non sono certo i protagonisti dell’anno scolastico, dei voti o delle verifiche.

Questo non vuole dire che non siano importanti. Anzi è mia piena convinzione, basandomi sulle evidenze portate dalle neuroscienze, che solo con una robusta (e fisiologica) sinergia tra creatività e logica, il talento di tuo figlio possa emergere pienamente.

Per questo motivo ho creato uno strumento per tutti i genitori che vogliono ‘scatenare’ la creatività dei ragazzi. Lo scopo è usare la potenza delle immagini per insegnargli a creare delle storie, belle da ascoltare e appassionanti proprio come quelle dei film o dei cartoni (o quasi!). E non appena avrà imparato a creare le sue storie… il passo verso la passione per la lettura sarà molto breve.

 

#Bastano 5 ingredienti

Con questa serie di 5 articoli ti mostro quindi un semplice metodo, ispirato a MAPPE MENTALI FLASH, per fare scoprire a tuo figlio:

  • i segreti delle storie più accattivanti: i 5 INGREDIENTI CREA-EROI
  • come si costruiscono: quali sono gli ingredienti indispensabili
  • come si organizzano: ci sono molti modi diversi di mettere in ordine una storia.

E non è tutto.Per passare in pochi istanti dalla teoria alla pratica, occorre attivare la fantasia.

Per questo ho creato una selezione di IMMAGINI-ATTIVE, che gli metteranno in moto la fantasia.

 

# Puoi scegliere tu la difficoltà.

Per esempio se vuoi tenere le cose semplici, potrai fissare la regola così. “Puoi inventare la tua storia in qualsiasi modo purché ci siano i  5 INGREDIENTI CREA-EROI,  e ogni ingrediente contenga una di queste IMMAGINI-ATTIVE.

oppure potrai creare una sfida a chi riesce a inserire più immagini-attive in ogni ingrediente. Potranno giocare i ragazzi tra di loro, oppure potrai raccogliere tu stesso la sfida.. e i ragazzi ti daranno del filo da torcere!

 

# Scopri i 5 ingredienti

Iniziamo subito: ecco i 5 INGREDIENTI CREA-EROI, tratti dalle funzioni narrative individuate dal linguista e antropologo russo V. Propp.

  • protagonista e il suo mondo normale,
  • chiamata all’azione, o circostanza iniziale (mancanza, danneggiamento, problema o pericolo) e ingresso nel mondo straordinario o magico
  • aiuto magico o mentore o aiutante,
  • la prova e i nemici,
  • il ritorno con il tesoro e la festa

 

#Non solo storie di carta

Beh la struttura vale per le favole, le fiabe, i cartoni animati di cartoonito, e persino (in forma semplificata) per i videogiochi.

E non solo… Pensa all’ultimo film che hai visto. Ritrovi qualcuna di questi ingredienti?  Secondo C. Vogler, simili funzioni sono riscontrabili anche in tutte le storie di successo di Hollywood, basterà eliminare il paradigma magico, e sostituirlo con quello della circostanza o sfida straordinaria. Quindi questo metodo può coinvolgere anche gli adulti, ed è adatto alla creazione di qualsiasi schema narrativo (per chi vorrà approfondire  e creare storie più complesse rimando alla lettura del “Viaggio dell’Eroe”, di C. Vogler, Dino Audino Ed.

Che ne dici?

Ti aspetto a breve per il secondo articolo in cui vedremo un ingrediente e le sue immagini-attive.

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