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Gestione del tempo: impara a difenderti dall’ “effetto cactus”

Tornare ad essere padrone della gestione del tuo tempo ha tanto a che vedere con questa immagine del cactus, lo sapevi?

Sì, perché il cactus è una metafora che ci spiega come vanno le cose.

Spesso la giornata ti diventa troppo corta (o troppo piena di impegni) perché tu continui durante tutto il giorno ad appoggiare le dita su questo cactus, che chiameremo il “cactus della gestione del  tempo”, o anche il cactus dei tuoi “Sì detti in modo non spontaneo”.

Ogni volta che tocchi il cactus, una spina ti entra nel dito e tu devi concentrarti su di essa per eliminarla, altrimenti non puoi andare avanti. shutterstock_151193954

Ti ricorda qualcosa? Non è forse simile a quello che ti succede quando il tuo capo o un tuo cliente ti chiede di fare “ancora questa attività”, in aggiunta ad altre 100. E tu vorresti rifiutarti di farla (o quantomeno posticipare), ma alla fine dici di sì e la fai lo stesso? E così, proprio come con la spina del cactus, fino a che non te ne liberi… non puoi fare altro.

 

Allora vale la pena chiedersi: perché continui a sfiorare questo poco maneggevole “cactus della gestione del tempo”?

Ti presento i due personaggi che ti spingono a toccare di continuo il tuo “cactus della gestione del tempo”:

  1. il primo è il Burattino, che rappresenta la tua tendenza ad agire telecomandato. Ciò che ti ‘manovra’ è la tua voglia dburattinoi essere sempre all’altezza della immagine che hai di te. Ti dici cose del tipo “un affidabile professionista come me è sempre disponibile per il cliente” e con questa frase hai già raccolto almeno 4 o 5 spine dal caro amico “cactus della gestione del tempo”
  2. il secondgestione tuo tempoo è il Soldatino, che ti porta a essere sempre il numero 1, e che quindi ti obbliga a non dire di no per non essere da meno rispetto ai tuoi colleghi o ad altre persone con cui, anche indirettamente o ‘virtualmente’, ti confronti. Nella mia esperienza di 17 anni di management aziendale  e di coaching ho visto persone confrontarsi con i loro predecessori (che avevano lasciato la posizione da oltre 1 anno!) o con i loro colleghi di altre sedi che nemmeno conoscevano, ecc.

 

Ma allora non ci sono alternative al soldatino o al burattino?

Certo che ce ne sono, ne vedremo più di una nei miei corsi di formazione.

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

Paola – FreeNauta’s Coach

C’è un Coach che… ti allena a fare il Coach!

Io nCoachon conosco nessuno di perfetto? E tu? E ho sentito migliaia di volte parlare di difetti e cose da migliorare. Fino a convincermi che questa cosa dei “gap” (o mancanze) da colmare sia una grande bufala! Ti piacerebbe fare un percorso con un(a) Coach nel quale smettiamo di parlare di difetti (#nonsonomicadifetti) e cominciamo a ragionare in termini di caratteristiche personali (#MappaMentale personale)?

 

E così ecco cosa ti propongo. Vieni sul sito o sulla mia pagina Facebookcerca un servizio che ti interessa e potrai averlo gratis, a patto che tu poi mi dia il tuo feedback. Questo mi darà l’occasione di allenarti in modo pratico a dare il feedback nel modo più utile possibile per te e per il tuo interlocutore, e questa abilità ti sarà ‘strategica’ in tante occasioni. In pratica ti svelo uno dei più utili segreti del Coach. Potrai essere coach di te stesso o di chi hai vicino.

E il primo fondamentale requisito per imparare a dare dei Feedback infallibili è smettere di ragionare in termini di difetti e critiche.

Facciamo qualche esempio?

coachSupponi che una coppia di tuoi amici ti abbia invitato a cena per domani. Sei già stato da loro e francamente non ti sei divertito: loro sono appassionati di politica e a casa loro non si parla d’altro. Vorresti declinare, ma non ti va di inventare una scusa (sarebbe infantile), ma non te la senti di dire le cose come stanno (sai che ci resterebbero male). Del resto vorresti che capissero che quel tipo di serate non sono il massimo per te (forse anche per altri, l’ultima volta hai notato che alcuni si annoiavano).  Ti va di scoprire come dirglielo senza danneggiare la relazione?

Un altro esempio, questa volta sul lavoro. Il tuo collaboratore ultimamente arriva in ritardo. Non te le senti di affrontarlo perché è un elemento valido e sai che è anche permaloso: temi che possa reagire riducendo il suo impegno. Non puoi permettertelo perché avete delle scadenze a breve. Hai pensato di parlargli ma rimandi sempre: anzi stai chiedendo ad altri di fare in alcune attività che sarebbero sue. Così non può continuare…devi dirgli qualcosa. Vuoi qualche dritta da coach?…

Ecco alcuni spunti utili per riuscire a dire i tuoi commenti e mantenere la relazione:

  1. Abbandona i coachingluoghi comuni in base ai quali tu stai segnalando dei difetti/aree di miglioramento: stai facendo notare una caratteristica di una data situazione e le conseguenze che genera (peraltro in parte anche positive)
  2. Sii specifico: commenta con esattezza ciò che hai notato. La chiarezza sarà d’aiuto al tuo interlocutore e la apprezzerà
  3. Parla sempre del fatto, mai della persona: “L’ultima serata grazie alla discussione di politica è stata molto formativa, ma stasera ho bisogno di fare qualcosa che mi svaghi di più. Vi va se andiamo al cinema?”, così commenti i conteCoach- Gioca d'anticiponuti della serata, e non metti in dubbio il tuo apprezzamento per le persone che vi hanno partecipato (infatti le stai invitando a fare altro)
  4. Gioca d’anticipo: se vedi che un comportamento si sta ripetendo, parlane prima che si verifichi un ulteriore episodio
  5. Parlane sempre in privato, con il diretto interessato: la presenza di altre persone farebbe percepire la tua opinione come una critica e stimolerebbe la reazione difensiva
  6. Quando dai un feedback positivo, non ‘condirlo’ con dei “se” e dei “ma” (che bravo sei stato, anche se…). Non pensare ad altre cose che andrebbero invece migliorate. Stai apprezzando, fallo senza riserve.

E ora cosa ti manca? Beh, un Coach ti direbbe: ti manca la pratica. E il FreeNauta’s bar è il luogo ideale per allenarti e ottenere un #CambiamentoConsapevole.

Comincia subito: commenta questo articolo, oppure scrivimi un messaggio (così rispetti il punto 5). Qualsiasi cosa tu vorrai dirmi, io la apprezzerò (punto 5).

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

Paola – FreeNauta’s Coach

Ti  aspetto

Paola Ricca – FreeNauta’s Coach

Vegan & Consapevolezza… una scoperta tira l’altra

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Ciao! Sono una Coach… Non sai cosa sia? Tranquillo non lo sa quasi nessuno :-). Il mio lavoro consiste nell’aiutare le persone a conseguire i solo obiettivi lavorando con loro sul #CambiamentoConsapevole (ossia non “cambiare-per-cambiare” ma cambiare per ottenere benefici davvero utili per loro).

A proposito di cambiamenti, oggi vorrei analizzare insieme a voi cosa succede quando si diventa vegani. E in particolare vorrei chiedere a chi di voi è vegano da tempo: quanto è importante secondo voi la consapevolezza, affinché la scelta vegana  sia vissuta in modo utile e benefico per la persona?

Vi presento il mio cliente e amico Andrea, che qualche tempo fa ha letto un libro dedicato alla scelta vegan e improvvisamente ha iniziato a chiedersi: “aspetta un attimo…ma perché non ci ho mai pensato prima? sto facendo delle cose assurde…”. Andrea quel giorno mise in discussione l’abitudine di consumare prodotti di origine animale.  Quel giorno non lo sapeva (non ne era ancora “consapevole”, appunto) ma  nel frigo c’era il suo ultimo pezzo di formaggio, e aveva addosso uno dei suoi ultimi maglioni di lana.

La domanda è: ne sentirà la mancanza? Io credo, come Coach, di potermi permettere di prevedere la risposta. Dipende tutto da una sola cosa. Hai già capito? Certo, sto proprio pensando alla Consapevolezza. Maggiore sarà la Consapevolezza di Andrea nel fare la sua scelta, maggiore sarà anche il suo appagamento e soddisfazione.

Facciamo insieme un salto nel futuro e qualche stima. Nei 5 anni successivi Andrea incontrerà:

  1. 100 persone che gli chiederanno “ma come fai a rinunciare a tutte queste cose buone” e si complimenteranno con la sua “forza di volontà”Consiglio
  2. 50 offerte della mamma del tipo “daii….non la vuoi un po’ di carne!?”
  3. 3 donne che proveranno a fargli cambiare idea (e non è possibile sapere quante scapperanno ancora prima di iniziare a conoscerlo, solo all’idea di non poter condividere gli stessi piatti)
  4. 80 ristoratori che preferirebbero non averlo mai trovato sul loro cammino
  5. centinaia di pause autogrill della serie “no per me niente, grazie”
  6. decine di spiacevoli discussioni con ferventi onnivori devoti alle tesi classiche: “la scelta vegan è troppo rigida”/”bisogna mangiare un po’ di tutto”/”le mucche il latte lo fanno comunque” ecc.

Allora non dovrei, essendo una Coach [che per mestiere lavora per il benessere dei miei clienti], essere preoccupata che Andrea rimpianga la sua scelta vegan (oltre che i formaggi e i maglioni di lana)? Beh io credo che la risposta sia, ancora una volta, nella Consapevolezza.

Come Coach so che se Andrea -dopo quella fatidica lettura- investirà del tempo per diventare sempre più consapevole delle motivazioni che sostengono la scelta vegan e le condividerà, beh… allora posso scommettere che il suo percorso vegan sarà facile, spontaneo ed entusiasmante.

Ma cerchiamo di essere più precisi: quali tipi di consapevolezza servono per essere ‘felicemente vegan’?

Io individuo due tipi:

  1. Consapevolezza Scientifica/Cognitiva/Razionale: mi riferisco a conoscere i benefici della scelta vegan dal punto di vista della nostra salute, degli animali e dell’ambiente. E ci sono ormai così tante evidenze scientifiche e così tante casistiche cliniche, che ottenere questa consapevolezza è ormai solo un fatto di informazione.  Basta leggere e ascoltare senza pregiudizi e una serie di fatti inconfutabili si profilano davanti a noi. Se vuoi approfondire ti rimando al Comitato Scientifico di AssoVegan e a Promiseland come fonti autorevoli per questi aspetti.
  2. Consapevolezza Relazionale e Empatica. Sì, per essere vegani felici occorre cavarsela bene sulle competenze relazionali. Ma perché? Ecco le motivazioni dal mio punto di vista.

 

Ecco alcuni esempi di Consapevolezza Relazionale utili a chi è vegan:

A) Sapere che divconsapevolezzaentando vegan noi generiamo un cambiamento. E l’essere umano è programmato per opporre resistenza al cambiamento. Dal punto di vista biologico, cambiare significa consumare più energie. Quindi -per la sopravvivenza- siamo programmati a ripristinare il prima possibile la situazione di ‘calma’ che precedeva il cambiamento. Ecco perché nostra mamma, anche dopo anni, ci continua a offrire il ragu e parmigiano!

B) Sapere che diventando vegan noi usciamo dalla prevedibilità e dal noto. Per i nostri partner, ad esempio, ciò può rappresentare un viaggio fuori dalla loro zona di confort. Una volta un uomo mi ha detto che, anche se gli piacevo, non mi avrebbe mai chiesto di uscire con lui perché non avrebbe potuto portarmi nei suoi ristoranti preferiti. Beh…. direi che aveva una zona di confort piuttosto ristretta!

C) Sapere che diventare vegan è un progetto personale e soggettivo. Non va soggetto ad altre logiche che a quelle della Visione personale. E’ come quando lavoriamo instancabilmente a imbiancare la cameretta di nostro figlio, o come quando sgobbiamo 10 ore al giorno per dare forma alla nostra attività imprenditoriale. Stiamo costruendo ciò che vogliamo profondamente per il nostro futuro. Non trovare nulla da mangiare all’autogrill o scontrarsi con ristoratori maleducati è un costo che siamo disposti a pagare, affinché la nostra idea si realizzi.

 

Ma qual Consapevolezza è l’ingrediente segreto? la forma più robusta di Consapevolezza?

Quella che taluni non sviluppano mai, purtroppo, perché è complessa e richiede molto impegno. Si tratta della capacità di essere vegan senza incorrere nei conflitti.

Il talento di sapere ispirare con le propria scelta anche le scelte di altre persone. Senza diventare conflittuali, aggressivi o maniacali nel processo.

Questa forma di consapevolezza  per me -come Coach di Andrea e di me stessa- è la più importante, perché è direttamente collegata a quanto saremo felici come vegan in mezzo ad un mondo che -al momento- sta ancora facendo scelte diverse.

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

Ti aspetto

Paola

FreeNauta’s Coach

Paura di Fallire? Io, pur essendo una Coach, non sono immune. E tu?

paura
Questa mattina mi sono svegliata con la paura di fallire. Sì, esatto, ironicamente proprio con quella sensazione che, per lavoro, aiuto gli altri ad allontanare.
Quando arriva un’emozione così forte la mia abitudine, dettata da anni di lavoro come manager (e non come Coach!), mi porta a razionalizzare. Solo che agire in base a questa abitudine è come cercare di mettermi a leggere una carta orografica (io non sono certo un’esperta) nell’istante in cui realizzo di essermi persa in una escursione in montagna: so -razionalmente- che mi aiuterà a uscire dalla situazione, ma mi è impossibile riuscire a farlo fino a che la mia mente è agitata dal pensiero che sono sola, che ho camminato 10 ore e sono stanca e che sta per fare buio.
E a te capita di sentirti così a volte? Tu cosa fai in quei casi? 

Ecco allora, mi fa piacere condividere alcuni passi che ho seguito oggi per uscire da questo poco simpatico ‘bosco’ in cui ero finita:

  1. Libera la mente: mettiti in un punto tranquillo di casa tua e respira. Non sono un’esperta di meditazione, ma so usarla quando serve: respira pensando al solo fatto che respiri. 
  2. Fatti le domande utili: non puoi domare un’emozione con la razionalità. Limitati ad osservarla. Di che colore è questa Paura? Dove la senti? In quale parte del corpo?
  3. Porta l’immaginazione al di là del momento presente: Cosa ti impedisce di fare questa emozione di Paura? Se non ci fosse, cosa potresti fare di diverso?
  4. Vivi nel nuovo scenario: fermati a vedere, con gli occhi della mente, te stesso che agisci una volta che ti sei liberato di questa emozione? Come stai? Cosa c’è di diverso?
  5. Ritorna qui e procedi per passi (piccoli): comincia a pensare a ciò che è alla tua portata fare in questo momento: qualcosa che ti sia utile, e al tempo stesso sia fattibile e quindi incoraggiante. Non pretendere troppo.

Viviamo spesso pretendendo da noi stessi incredibili performance. Perché pensiamo che con la mente si possa vincere tutto. Solo che non è così, servono i tempi e i metodi. Ecco perché credo nelle #MappeMentali che ti propongo nel mio lavoro di Coach, per il semplice fatto che mi aiutano ogni giorno a vivere la vita che voglio, anche quando a strada è nel bosco, in salita, faticosa.

E , perché negarlo, anche quando ho Paura.

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Paola – FreeNauta’s Coach

 

Fare tardi in ufficio? Un Coach può aiutarti a ‘smettere’…

Dopo 17 anni in azienda mi sono fatta l’idea che gli uffici possano talvolta (anzi spesso) creare una sorta di ‘assuefazione’… e che le dinamiche che ti portano a uscire sistematicamente tardi dal lavoro richiedano la stessa attenzione che dedicheremmo ad una malattia contagiosa di cui vediamo i sintomi dilaganti ma non conosciamo con esattezza le cause.

Nel video che segue ti faccio un esempio pratico di come mi capita di usare la #MappaMentale nel mio lavoro di Coach. Due diversi clienti (Luca e Sara) mi portano la stessa situazione problematica sulla quale desiderano lavorare: “Faccio tardi al lavoro e mi perdo delle cose che vorrei fare per me stesso/a, tipo palestra o uscite”.

A prima vista è lo stesso caso, ma se guardi bene probabilmente non è così.

Lo stesso comportamento, può prendere le mosse da due situazioni differenti, come spiego nel video… Guardalo e scopri se sei più come Sara o come Luca e, in particolare, fatti un’idea di cosa sia una #MappaMentale.

Ecco, ora che hai un’idea precisa di cosa sia una #MappaMentale, puoi provare a ottenerne una fatta su misura per te (gratuitamente!).

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Paola – FreeNauta’s Coach

 

Perché ami o odi le cene di FB con gli ex-compagni di classe?

ErbaVicino & Autostima

Forse non è una domanda da farsi alle 6 del mattino, ora in cui sto scrivendo questo articolo, ma, se ancora non lo sapevate, i Coach sono persone un po’ particolari…

Mi è capitato di pensarci in questi giorni, perché trovandomi in spiaggia con alcuni amici che non vedevo da tempo, tutti mi hanno raccontato di essere stati contattati, tramite Facebook, dagli ex compagni delle superiori o addirittura delle medie/elementari proprio per la famosa ‘cena tra ex compagni’. “Ti rendi conto? Parliamo di gente che non vedo da oltre 30 anni!!!” qualcuno ha commentato. Penso che molti di noi ricevendo questi inviti pensino subito “Beato lui che ha tempo per spulciare FB e pensare a queste cose”.

Andando un po’ più a fondo, ho cominciato a osservare diverse reazioni, tutta la gamma che va dal rifiuto all’entusiasmo, e mi sono chiesta come mai.

E’ intuitivo capire che un incontro di questo tipo ti impone di confrontarti con il tempo che passa. Sicuramente a livello estetico: forma fisica, rughe, rotolini vari ecc. E se ci fosse dell’altro? Cosa potrebbe determinare reazioni così diverse ?

Un’ipotesi è che siano degli entusiasti frequentatori di queste cene (anzi probabilmente gli organizzatori stessi) coloro che riescono a non essere troppo esigenti con se stessi. Se hai un po’ di autoironia, e se non pretendi da te di vincere ogni sfida, vedrai in queste occasioni una divertente occasione di farsi due risate. Nel caso contrario, mi sono fatta l’dea che la cena diventi una sorta di gara (con te stesso o con gli altri) per determinare chi ‘ha avuto più successo’. Che ne dici? Magari è solo una mia impressione, tu che ne pensi? L’autostima può avere un ruolo?

Ecco allora la Domanda Potente: cosa ti fa sentire di avere avuto successo?

Tralascio le risposte istituzionali (carriera/famiglia/denaro), perché non ti serve un Coach per arrivare a queste conclusioni.

La mia ipotesi è che sei tanto più propenso a sentire che stai avendo successo, quanto più la tua autostima è forte. E l’autostima si basa fortemente sulla tua capacità di essere coerenti con noi stessi. Ecco perché se ti senti “centrato”, in linea con le tue aspirazioni più profonde, e se senti che stai andando nella direzione delle tue convinzioni, allora è più probabile che tu ti senta soddisfatto.  Ed anche probabile che tu aderisca con una ‘mente tranquilla’ [prendo in prestito al meraviglioso Oriente queste espressione] alla Cena-Del-Liceo!

Mi torna in mente una frase incantevole: La Felicità è la Sensazione di Essere sulla Strada  Giusta.

Sapere dire si e NO Autentici ci aiuta a imboccare questa strada virtuosa.

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

Paola – FreeNauta’s Coach

 

 

p.s. Se non ti va di andare alla cena, scopri con noi il modo perfetto per dirlo 😉