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Magia e Scienza della Persuasione

Perché quel cliente mi ha scelto? E perché un altro cliente no? Avevo una valida proposta per entrambi… Come è potuto succedere? 

Capita anche a te di farti domande simili? A volte ti chiedi: “come posso migliorare le comprensione del processo decisionale dei miei clienti?” ?

Ieri ho svolto un intervento formativo presso la CFA Society Italy, partendo dal presupposto che la risposta a questa domanda sia:

“Non posso analizzare il percorso decisionale del mio cliente… perché è in gran parte non conscio”.

E se le nostre decisioni non fossero consce e razionali, come siamo abituati a pensare?!

Affermare, come fa Zaltam, che il 95% delle decisioni avvenga a un piano non conscio, potrebbe spiazzare.

E farlo davanti a una platea di 50 esperti del mondo dalla finanza, analisti finanziari e esperti del settore, potrebbe essere considerata una mossa persino… incauta.

D’altro canto è proprio dal cambiare prospettiva che emergono le opportunità, e quindi questo è l’approccio che seguiremo.

La parte conscia, del resto, processa informazioni alla velocità di appena 40 bit al secondo, mentre la non conscia riesce a gestire 10 milioni di bit al secondo.

Ecco perché quando creo uno storytelling scientifico, utilizzo le mappe mentali sistemiche che mi aiutano a tenere conto di questa ‘imprevedibilità’. e vediamo subito in che modo.

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Come interpretare un mancato successo in una negoziazione?

Abbiamo visto un video rivelatore di TedEd sulla retorica e la persuasione. Vogliamo capire perché un famoso violinista può riempire una concert hall e il giorno dopo, suonando in metropolitana, ritrovarsi senza neanche una persona disposto ad ascoltarlo.

La spiegazione si basa sui 3 pilastri della persuasione ispirata ad Aristotele: ETHOS (manca la credibilità alla location fermata della metro, rispetto al palcoscenico di una sala concerto), PATHOS (in una metropolitana rumorosa e confusionaria non si crea alcun legame con l’ascoltatore) e LOGOS (l’audience della metropolitana…non è lì per quello scopo).

Applicando questo paradigma alle nostre situazioni professionali, noi siamo sempre gli stessi, esperti e talentuosi violinisti del nostro lavoro, ma quello che in alcune negoziazioni può mancare, decretandone il fallimento, è uno dei ingredienti di Aristotele.

Per esempio, se non riusciamo a creare un legame emozionale con il cliente, e tale legame è importante per il nostro interlocutore, il nostro messaggio non passerà.

Come creare un legame autentico con i nostri interlocutori

Il modello EASE® Evolution Affinity Securing Evalutation, di Benziger, ci aiuta a identificare 4 stili di pensiero che possono contraddistinguerci.

Conoscere gli indizi che identificano gli stili di pensiero del proprio interlocutore, ci permette di sintonizzarci con lui e di creare le condizioni per il successo del nostro messaggio.

E siamo solo e sempre uno stile?

Naturalmente no: cambiamo in base agli ambiti della vita a cui ci rivolgiamo e talvolta anche in base agli stati d’animo in cui ci troviamo.

Vale comunque la pena osservare noi stessi e gli altri per cercare di catturare gli aspetti ricorrenti.

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La casa della mente e i 4 colori del pensiero

La parte centrale dell’incontro di ieri è stata quindi dedicata a un breve escursus sugli apprendimenti che ci derivano dalle neuroscienze.

Abbiamo svelato il modello della casa della mente, che ci parla di:

CERVELLO RETTILIANO, metaforicamente è la nostra cantina: ereditato dalla fase primordiale del nostro sviluppo, ha il ruolo del guardiano, di farci evitare i pericoli e di farci notare le cose che richiedono la nostra attenzione (al fine della sopravvivenza), è egoistico e automatico, non razionalizzante.

CERVELLO MAMMALIANO o PALEOCORTECCIA o PIANO LIBICO, è il salotto di casa, in cui ci apriamo alle emozioni, alla affettività e al gruppo. Ereditato dai nostri parenti mammiferi, che come noi allevano i piccoli, si occupa delle reazioni a paura e alle altre emozioni. Lo scopo è ancora prioritariamente la sopravvivenza, viene anche definito CERVELLO SINCERO, e si manifesta nel non verbale.

NEO CORTECCIA: è la nostra bella e luminosa mansarda, in cui teniamo la nostra biblioteca del nostro sapere e la nostra zona per la creazione e l’ideazione. Quando siamo al piano corticale pianifichiamo, prendiamo decisioni, analizziamo e ragioniamo. Questo nostra ‘dotazione’ ci distingue dal resto degli esseri viventi, e ha fatto la nostra fortuna. Evolutivamente però, è subordinata alle precedenti, nel senso che se ci troviamo in cantina (ci sentiamo sotto attacco) non avremo accesso al piano alto della mansarda. Ecco perché non riusciamo a ragionare chiaramente quando abbiamo paura o siamo arrabbiati.

Inoltre il cervello si caratterizza per le due aree di specializzazione, di cui tutti abbiamo sentito parlare: emisfero sinistro (approccio analitico, orientato ai dettagli, quantitativo, rigoroso) e quello destro (sintetico, creativo, ideativo, associativo).

L’incrocio di questi assi crea i quattro stili di pensiero: BLU corticale sinistro, (rigore+idee), GIALLO corticale destro (apertura+idee), VERDE limbico sinistro (rigore +sicurezza)  e ROSSO limbico destro (apertura+emozioni).

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comunicare significa declinare il messaggio

Quello che conta è osservare e intuire da quale stile di pensiero ci ascolta il nostro interlocutore, da quale piano della casa. E quindi decidere di mandare il messaggio in modo che possa essergli più risonante.

Benziger ci viene in aiuto con un test per scoprire le nostre posizioni e quelle dei nostri interlocutori. Ed ecco allora alcuni indizi e parole chiave per identificare gli stili:

BLU corticale sinistro, (rigore+idee): diretto, apprezza i dati, analizza, va al punto

GIALLO corticale destro (apertura+idee): ama il cambiamento, interessato alla visone, molti centri di interesse

VERDE limbico sinistro (rigore +sicurezza): apprezza la sicurezza, ama la precisione, evita il rischio, apprezza il lavoro fatto a regola d’arte

ROSSO limbico destro (apertura+emozioni): parliamone…., relazioni, coinvolge, attento al gruppo, me lo sento

Le mappe sistemiche come strumento per prepararci a conversazioni con ogni stile di pensiero

Lo strumento delle mappe sistemiche ti aiuta ad essere preparato quando incontri un interlocutore che ti parla da uno stile di pensiero diverso dal tuo.

Una mappa sistemica contiene storie, metafore, emozioni, fatti, dati e idee in modo coerente e completo, affinché tu possa conquistare la mente e il cuore del tuo interlocutore con messaggi idonei a lui.

►►In questo link alla presentazione dell’evento trovi gli strumenti utili per creare la tua mappa sistemica più idonea con ogni cliente in base al suo stile di pensiero.

Una buona idea è prepararsi degli strumenti operativi (come dei tool da portare con te ) per gestire le conversazioni a cui tieni.

Ad esempio se sei blu-corticale sinistro, e vuoi avere successo con un cliente rosso, libico destro , che è opposto a te, una buona idea è preparati uno storytelling emozionale e inserirlo nel tuo discorso classico.

Lo stesso vale quando si parla in pubblico: anzi in quel caso è davvero doveroso, se vuoi avere una comunicazione di successo, predisporre degli elementi del messaggio che possano attrarre ogni tipo di verso in ascoltatore.

Trovi tutta la presentazione a questo link

Bigliografia essenziale:

Five Minds for the FutureHoward Gardner 

Now, Discover Your Strengths: How to Develop Your Talents and Those of the People You ManageBuckingam, Clifton

Thriving in Mind: The Natural Key to Sustainable Neurofitness, Dr. Katherine Benziger PhD

Cervello, Alberto Oliviero

Neuroselling: Sfrutta il potere delle neuroscienze per diventare un venditore di successo, Hazeldine

Come pensano i consumatori, Gerald Zaltman

La Motivazione, Moè Angelica

 

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Le Mappe Sistemiche per il tuo equilibrio, con il Prof P. De Sario.

Le interazioni nella vita quotidiana.

Andiamo al lavoro, parliamo con un collega, apriamo il computer, ritorniamo a casa, ci relazioniamo con la famiglia, ecc., tutto ciò rappresenta esperienze che poi vogliamo comunicare, per la sequenza di aneddoti, pensieri, emozioni, percezioni e memorie che abbiamo provato, capito, sentito. Questo bagaglio è il più semplice da raccontare e da ascoltare, anche se a volte può riguardare anche episodi quotidiani difficili, che diventa più complicato comunicare. Nella “solitudine buona” i nostri pensieri possono viaggiare in diverse direzioni, fluttuano come nuvole: bollette da pagare, orario di chiusura dei negozi, la spesa di verdure, le telefonate da fare, sistemare la cucina, piove o nevica, una barzelletta ricordata, ricordi antichi, un’offesa, o qualcosa di indefinibile che non ha parole, ecc. Anche qui ci può essere agevole parlarne e venire ascoltati.

Pensieri intimi di sé che si ripetono nella “solitudine dolorosa”.  Sono i pensieri che coinvolgono la nostra esistenza, che sono “importanti”, che vengono con un carico di emozione (negativa o anche positiva), che si ripetono con poche variazioni nel tempo. Sono quelli della nostra “cantina” impolverata e con poca luce. Alcuni esempi: «devo riuscire, è la mia ultima possibilità», «non ho detto niente, come un idiota», «sarei più amata se fossi più bella», «ma cosa faccio lo lascio? non lo so», «vedranno chi è il più bravo, mi verranno a cercare”, «non voglio più questo stress», «questo qua non lo posso sopportare!», «mi troveranno all’altezza?». Questi sono esempi di pensieri intimi di sé, pensieri che si concludono ogni volta in un’impasse, un nodo, una buca che ci fa bloccare[1].

 

Gli strumenti che facilitano.

Del nostro vissuto quotidiano, che sia quello dell’interazione normale, quello in solitudine buona o quello in solitudine dolorosa, il punto cruciale è volerlo e poterlo esprimere, portarlo fuori: parlarne, scrivere, disegnarlo, metterlo in gesti corporei (chi praticasse una disciplina sportiva o psicofisica). Qui possiamo aggiungere l’importanza di imboccare due strade nell’esplorazione e approfondimento: la prima è chiedendo cose dell’evento negativo e difficile; la seconda su come sente il problema lui/lei quando è nella solitudine dolorosa. Esempio, Carla: «mi sento ansiosa che qualcosa possa succedere», vediamo le domande di esplorazione che il “facilitatore pratico” può formulare all’amica o alla moglie.

 

«Mi sento ansiosa che qualcosa possa succedere».

 

Livello “vita quotidiana” Livello “solitudine dolorosa”
«Cosa è successo in questi giorni?» «Quando sei sola, quali pensieri ti vengono riguardo a questo sentirti ansiosa?»
«Dove senti di più questa sensazione, al lavoro o a casa?» «Hai provato a sentire anche che stato d’animo ti viene?»
«Ti passano pensieri particolari?» «Quando sei sola hai delle immagini di cose fatte in questi mesi?»
«Che cosa potrebbe succedere?» «Come ti senti quando sei sola con questi pensieri?»

 

Insomma, la positività è alla nostra portata ed è anche per giunta gratuita, basta avere un po’ di metodo e conoscenza. Perché la positività è alla portata e in questo esempio invece Carla sembrerebbe navigare nelle difficoltà? Credo molto che un regalo, forse il più bello, che possiamo donare a un altro è l’ascolto profondo, libero da giudizi e consigli. È un regalo per noi che ascoltiamo, che ci fa sentire più umani e vicini alle sorti dell’altro, ma per chi riceve, la positività è data da calore umano, vicinanza, nodi che si allentano e diventano più affrontabili, non sentirsi la più strana e ultima del mondo, senso di maggior forza nel corpo e tanto altro ancora.

Tramite l’ascolto buono, attivo e profondo possiamo dare un grande conforto all’amico o alla moglie, a un figlio, un semplice e mero ascolto, che invece ha il grande effetto dell’aiuto. Possiamo dirci facilitatori di relazione di aiuto: l’arte di aiutare ascoltando. Aiutare l’altro ad adottare le sue stesse difficoltà, non soffocarle, prendersene cura, provare ad aiutarlo nelle sue parti difficili. Questo è a mio avviso il germe della vita facile, è provare a crescere nelle nostre parti difficili, oltre a godere e gioire delle parti facili, ma lì siamo tutti buoni e l’inghippo è che semmai dopo un po’ stare solo nel facile ci fa sentire distratti, cerchiamo altro.

Sintetizzo quali sono gli strumenti pratici per aiutarsi. Troviamo strumenti molto utili nel “connettersi con gli altri (F2)”: certamente il permesso, l’ascolto attivo, la richiesta parere, l’empatia corporea. Altri strumenti fondamentali nel “gestire la negatività e trasformarla in positività (F3)”: parola chiave e parola direzionale e l’intero dispositivo della capacità negativa. Un mio vissuto personale che aggiungo, a volte dopo un ascolto profondo con allievi o amici, ho notato che il terreno dei pensieri e dell’umore è come rigenerato, rinfrescato e permette un salto imprevisto verso un po’ di umorismo, ci si prende un po’ in giro, si sente un senso di leggerezza molto bello. Ecco, due ultimi strumenti che suggerisco sono in F4, nella sezione costruire una buona persona e sono a fari spenti e leggerezza. Un ultimo esempio, Paolo: «una piccola offesa e vado fuori di testa».

 

«Una piccola offesa e vado fuori di testa».

 

Permesso «Ti va di parlarne?»
Ascolto attivo «Sì, comprendo, mi immagino come ti puoi sentire…»
Richiesta parere «Un’offesa di questi giorni?» (vita quotidiana)

«Quando sei solo come ti senti?» (solitudine dolorosa)

Empatia corporea Imitazione parziale di piccoli segni gestuali e corporei di Paolo
Parola chiave «Offesa dici…»
Parola direzionale «Offesa… in merito a cosa?»
A fari spenti L’ascoltatore non teorizza dicendo “parliamone”[2], ma lo fa concretamente senza enfasi
Leggerezza «Chissà con un leone allo zoo, cosa faresti e, di più, cosa farei anch’io… siamo sullo stesso barcone!»

 


[1] Momenti di solitudine sono necessari per tutti, bambini ed adulti, per distanziarci dagli stimoli degli altri e, quindi ci servono per ritrovare il nostro centro, la nostra identità e per autoregolare il nostro cervello e le complessità dei suoi circuiti. Qui comunque si parla di un’altra solitudine, quella vissuta in eccesso, nel nostro isolamento più profondo.

[2] Ti insegno un trucchetto, quando un collega o il marito dice «parliamone», otto volte su dieci è proprio la volta che non se ne parla affatto; questa è infatti una formula linguistica finta e qualunquista, come tante che in società alimentiamo.

Per chi desidera approfondire consigliamo le seguenti date relative ai corsi del Prof. De Sario [3]

Programmi Autunno 2016:

  • Bologna: introduttivo, “Imparare a facilitare”, 12 h., 5-6 novembre 2016 (programma)
  • Roma: workshop, “Imparare a facilitare”, 8 ore, 12 novembre (programma)
  • Torino: introd., Imparare a facilitare”, 12 h., 19-20 novembre 2016 (programma)
  • Pisaintrod., “Imparare a facilitare”, 12 h., 26-27 novembre 2016 (programma)
  • Bologna: workshop, “Gestire la negatività nei gruppi”, 8 h., 2 dicembre 2016 (programma)
  • Ancona: introd., “Imparare a facilitare”, 12 h., 17-18 dicembre 2016 (programma)

    [3] e ricordati che se 5 tuoi amici si iscrivono alla newsletter, usando il link che tu gli fornisci, avrai diritto a un 30% di sconto sui servizi FreeNauta e sui corsi del Prof. P. De Sario. Ti basta girare la email che hai ricevuto da noi: il link che i tuoi amici devono compilare è in fondo alla email.

L’Executive Coaching che allena i Leader… a Colpo d’Occhio

Essere un leader efficace è importante in tantissimi ambiti.

alternativa 1 ricarica leadership school

Il titolare di un’attività è leader dei suoi collaboratori, il genitore è leader verso i suoi figli, chi propone un prodotto o un’idea di business è leader verso il mercato a cui si rivolge, tu sei leader della tua carriera.

Non ci sono quindi dubbi che essere Leader efficace sia utile.

Cosa manca ancora, quindi, per diffondere i principi di una leadership efficace a tutti i livelli? A mio avviso “solo” due cose:

  • ci sembra di non avere il tempo da dedicare all’argomento, presi come siamo dalle urgenze del quotidiano
  • la consapevolezza di quali sono i nostri punti di forza sui quali potremmo puntare per avere dei risultati immediati e duraturi.

Ecco perché, come Executive Coach, o allenatore di leader, ho ideato un approccio che possa superare entrambe le barriere.

 

Self-Directed Coaching (o Self-Coaching): l’approccio di nuova generazione.

Mi riferisco al Self-Directed Coaching (o Self-Coaching) Specialistico per chi vuole rafforzare la propria efficacia e leadership per ottenere un maggiore successo negli ambiti di interesse (lavoro, carriera, studio, ecc).

Lo considero l’ Executive Coaching di nuova generazione: perché siamo nell’era della co-creazione dei contenuti, e pertanto anche il Coaching può aprirsi alla possibilità che ciascuno di noi possa  diventare SELF COACH (coach di se stesso) se dotato dei giusti strumenti.

 

 

LA SFIDA: CREARE CONSAPEVOLEZZA A COLPO D’OCCHIO.

 

Sono partita da questa premessa e ho dedicato un anno di lavoro e di test con gli utenti, per mettere a punto una mappa mentale visiva in grado di farti  visualizzare a colpo d’occhio quali sono gli aspetti che un leader dovrebbe conoscere e saper utilizzare per rafforzare la sua leadership.

 

Alcuni esempi? Creare fiducia, ascolto attivo, sapere dare feedback vincenti, gestire i conflitti e le conversazioni difficili: per ognuno di questi temi ho realizzato una Mappa di facile apprendimento e memorizzazione che ti permette di capire a che punto ti trovi e quali sono le tue aree di forza.

 

 

Come funziona: l’approccio orientato ai punti di forza.

shutterstock_129998429Proprio perché immagini e metafore favoriscono apprendimento e memorizzazione, ti basta guardare questa mappa e le sue immagini potenti per avviarti sul tuo personale percorso di Self Directed Coaching in modo immediato.

Una nota di metodo: lo scopo non è andare alla ricerca, come spesso si fa, delle ‘aree di miglioramento’. In una parola: non si lavora per cambiarti.

Lo scopo è piuttosto crearti una consapevolezza delle abilità ti risultano più spontanee e naturali, delle cose che ancora ignori, e anche delle cose che ti risultano più ostiche. Il tutto in pochi momenti (basta un’ora di laboratorio on line)

Il Coach fornisce quindi spunti su come potenziare le tue aree di forza e strumenti per accompagnarti nel quotidiano.

Per capire quanto la tua crescita possa risultarne potenziata, e per farti un’idea di come funziona, provando in prima persona, ti basta partecipare a un uno dei miei webinar gratuiti in cui mostro la mappa.

Partecipa e tu stesso potrai riconoscere la tua posizione e potrai valutare i tuoi punti di forza e decidere di potenziarli. Guarda la lista di tutti i nostri eventi e in particolare quello sulla Leadership offerto da Marketing Farmaceutico, è mercoledì 13/04 alle 1430.

 

 

Obiettivo: tempi rapidi e praticità!

Lo scopo di questo progetto è ancheshutterstock_263002679 - small rendere le competenze di leadership immediate e di facile apprendimento.
Se infatti se deciderai di potenziare e di crescere su un aspetto, non avrai bisogno di lunghe letture o corsi di formazione ti basterà seguire una mappa visiva di approfondimento che ti viene fornita dal Coach nei laboratori di gruppo (aule virtuali a pagamento, 16 €/uno, a numero chiuso fino a cinque persone) o negli incontri individuali (sessioni via Skype con il coach).

In sintesi lo scopo del progetto è rendere la leadership accessibile e immediata: in una parola fare di te un leader a colpo d’occhio.

Se vuoi provare, segui questo link e goditi il webinar gratuito di mercoledì di 13/04 alle 1430 con Marketing Farmaceutico.

Se vuoi ricevere i nostri articoli e non perderti i nostri eventi:

L’aula di coaching dove trovi la Mappa per imparare a vincere nei conflitti

Questo video è per te se sul lavoro ti capita di sfiorare o essere coinvolto in veri propri conflitti, e vorresti essere più efficace nel gestirli? Vorresti forse avere la meglio e non dover fare marcia indietro?

Guarda questo video che ti regalo per farti percepire quanto può essere semplice orientarsi e agire in modo più efficace, basta avere un metodo solido e una mappa chiara che ti faccia capire cosa sta succedendo.

Le mie #MappeMentali sono basate su 17 anni di esperienza di leadership aziendale in 4 grandi multinazionali (sono diventata dirigente a 31 anni e direttore a 36) e sui commenti di chi mi segue, come Deborah e Marialuisa. Scrivimi anche tu sulla mia pagina facebook.

commento deborah

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

 

Paola – FreeNauta’s Coach

Gestione del tempo: impara a difenderti dall’ “effetto cactus”

Tornare ad essere padrone della gestione del tuo tempo ha tanto a che vedere con questa immagine del cactus, lo sapevi?

Sì, perché il cactus è una metafora che ci spiega come vanno le cose.

Spesso la giornata ti diventa troppo corta (o troppo piena di impegni) perché tu continui durante tutto il giorno ad appoggiare le dita su questo cactus, che chiameremo il “cactus della gestione del  tempo”, o anche il cactus dei tuoi “Sì detti in modo non spontaneo”.

Ogni volta che tocchi il cactus, una spina ti entra nel dito e tu devi concentrarti su di essa per eliminarla, altrimenti non puoi andare avanti. shutterstock_151193954

Ti ricorda qualcosa? Non è forse simile a quello che ti succede quando il tuo capo o un tuo cliente ti chiede di fare “ancora questa attività”, in aggiunta ad altre 100. E tu vorresti rifiutarti di farla (o quantomeno posticipare), ma alla fine dici di sì e la fai lo stesso? E così, proprio come con la spina del cactus, fino a che non te ne liberi… non puoi fare altro.

 

Allora vale la pena chiedersi: perché continui a sfiorare questo poco maneggevole “cactus della gestione del tempo”?

Ti presento i due personaggi che ti spingono a toccare di continuo il tuo “cactus della gestione del tempo”:

  1. il primo è il Burattino, che rappresenta la tua tendenza ad agire telecomandato. Ciò che ti ‘manovra’ è la tua voglia dburattinoi essere sempre all’altezza della immagine che hai di te. Ti dici cose del tipo “un affidabile professionista come me è sempre disponibile per il cliente” e con questa frase hai già raccolto almeno 4 o 5 spine dal caro amico “cactus della gestione del tempo”
  2. il secondgestione tuo tempoo è il Soldatino, che ti porta a essere sempre il numero 1, e che quindi ti obbliga a non dire di no per non essere da meno rispetto ai tuoi colleghi o ad altre persone con cui, anche indirettamente o ‘virtualmente’, ti confronti. Nella mia esperienza di 17 anni di management aziendale  e di coaching ho visto persone confrontarsi con i loro predecessori (che avevano lasciato la posizione da oltre 1 anno!) o con i loro colleghi di altre sedi che nemmeno conoscevano, ecc.

 

Ma allora non ci sono alternative al soldatino o al burattino?

Certo che ce ne sono, ne vedremo più di una nei miei corsi di formazione.

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

Paola – FreeNauta’s Coach

C’è un Coach che… ti allena a fare il Coach!

Io nCoachon conosco nessuno di perfetto? E tu? E ho sentito migliaia di volte parlare di difetti e cose da migliorare. Fino a convincermi che questa cosa dei “gap” (o mancanze) da colmare sia una grande bufala! Ti piacerebbe fare un percorso con un(a) Coach nel quale smettiamo di parlare di difetti (#nonsonomicadifetti) e cominciamo a ragionare in termini di caratteristiche personali (#MappaMentale personale)?

 

E così ecco cosa ti propongo. Vieni sul sito o sulla mia pagina Facebookcerca un servizio che ti interessa e potrai averlo gratis, a patto che tu poi mi dia il tuo feedback. Questo mi darà l’occasione di allenarti in modo pratico a dare il feedback nel modo più utile possibile per te e per il tuo interlocutore, e questa abilità ti sarà ‘strategica’ in tante occasioni. In pratica ti svelo uno dei più utili segreti del Coach. Potrai essere coach di te stesso o di chi hai vicino.

E il primo fondamentale requisito per imparare a dare dei Feedback infallibili è smettere di ragionare in termini di difetti e critiche.

Facciamo qualche esempio?

coachSupponi che una coppia di tuoi amici ti abbia invitato a cena per domani. Sei già stato da loro e francamente non ti sei divertito: loro sono appassionati di politica e a casa loro non si parla d’altro. Vorresti declinare, ma non ti va di inventare una scusa (sarebbe infantile), ma non te la senti di dire le cose come stanno (sai che ci resterebbero male). Del resto vorresti che capissero che quel tipo di serate non sono il massimo per te (forse anche per altri, l’ultima volta hai notato che alcuni si annoiavano).  Ti va di scoprire come dirglielo senza danneggiare la relazione?

Un altro esempio, questa volta sul lavoro. Il tuo collaboratore ultimamente arriva in ritardo. Non te le senti di affrontarlo perché è un elemento valido e sai che è anche permaloso: temi che possa reagire riducendo il suo impegno. Non puoi permettertelo perché avete delle scadenze a breve. Hai pensato di parlargli ma rimandi sempre: anzi stai chiedendo ad altri di fare in alcune attività che sarebbero sue. Così non può continuare…devi dirgli qualcosa. Vuoi qualche dritta da coach?…

Ecco alcuni spunti utili per riuscire a dire i tuoi commenti e mantenere la relazione:

  1. Abbandona i coachingluoghi comuni in base ai quali tu stai segnalando dei difetti/aree di miglioramento: stai facendo notare una caratteristica di una data situazione e le conseguenze che genera (peraltro in parte anche positive)
  2. Sii specifico: commenta con esattezza ciò che hai notato. La chiarezza sarà d’aiuto al tuo interlocutore e la apprezzerà
  3. Parla sempre del fatto, mai della persona: “L’ultima serata grazie alla discussione di politica è stata molto formativa, ma stasera ho bisogno di fare qualcosa che mi svaghi di più. Vi va se andiamo al cinema?”, così commenti i conteCoach- Gioca d'anticiponuti della serata, e non metti in dubbio il tuo apprezzamento per le persone che vi hanno partecipato (infatti le stai invitando a fare altro)
  4. Gioca d’anticipo: se vedi che un comportamento si sta ripetendo, parlane prima che si verifichi un ulteriore episodio
  5. Parlane sempre in privato, con il diretto interessato: la presenza di altre persone farebbe percepire la tua opinione come una critica e stimolerebbe la reazione difensiva
  6. Quando dai un feedback positivo, non ‘condirlo’ con dei “se” e dei “ma” (che bravo sei stato, anche se…). Non pensare ad altre cose che andrebbero invece migliorate. Stai apprezzando, fallo senza riserve.

E ora cosa ti manca? Beh, un Coach ti direbbe: ti manca la pratica. E il FreeNauta’s bar è il luogo ideale per allenarti e ottenere un #CambiamentoConsapevole.

Comincia subito: commenta questo articolo, oppure scrivimi un messaggio (così rispetti il punto 5). Qualsiasi cosa tu vorrai dirmi, io la apprezzerò (punto 5).

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

Paola – FreeNauta’s Coach

Ti  aspetto

Paola Ricca – FreeNauta’s Coach

Paura di Fallire? Io, pur essendo una Coach, non sono immune. E tu?

paura
Questa mattina mi sono svegliata con la paura di fallire. Sì, esatto, ironicamente proprio con quella sensazione che, per lavoro, aiuto gli altri ad allontanare.
Quando arriva un’emozione così forte la mia abitudine, dettata da anni di lavoro come manager (e non come Coach!), mi porta a razionalizzare. Solo che agire in base a questa abitudine è come cercare di mettermi a leggere una carta orografica (io non sono certo un’esperta) nell’istante in cui realizzo di essermi persa in una escursione in montagna: so -razionalmente- che mi aiuterà a uscire dalla situazione, ma mi è impossibile riuscire a farlo fino a che la mia mente è agitata dal pensiero che sono sola, che ho camminato 10 ore e sono stanca e che sta per fare buio.
E a te capita di sentirti così a volte? Tu cosa fai in quei casi? 

Ecco allora, mi fa piacere condividere alcuni passi che ho seguito oggi per uscire da questo poco simpatico ‘bosco’ in cui ero finita:

  1. Libera la mente: mettiti in un punto tranquillo di casa tua e respira. Non sono un’esperta di meditazione, ma so usarla quando serve: respira pensando al solo fatto che respiri. 
  2. Fatti le domande utili: non puoi domare un’emozione con la razionalità. Limitati ad osservarla. Di che colore è questa Paura? Dove la senti? In quale parte del corpo?
  3. Porta l’immaginazione al di là del momento presente: Cosa ti impedisce di fare questa emozione di Paura? Se non ci fosse, cosa potresti fare di diverso?
  4. Vivi nel nuovo scenario: fermati a vedere, con gli occhi della mente, te stesso che agisci una volta che ti sei liberato di questa emozione? Come stai? Cosa c’è di diverso?
  5. Ritorna qui e procedi per passi (piccoli): comincia a pensare a ciò che è alla tua portata fare in questo momento: qualcosa che ti sia utile, e al tempo stesso sia fattibile e quindi incoraggiante. Non pretendere troppo.

Viviamo spesso pretendendo da noi stessi incredibili performance. Perché pensiamo che con la mente si possa vincere tutto. Solo che non è così, servono i tempi e i metodi. Ecco perché credo nelle #MappeMentali che ti propongo nel mio lavoro di Coach, per il semplice fatto che mi aiutano ogni giorno a vivere la vita che voglio, anche quando a strada è nel bosco, in salita, faticosa.

E , perché negarlo, anche quando ho Paura.

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

Paola – FreeNauta’s Coach

 

Fare tardi in ufficio? Un Coach può aiutarti a ‘smettere’…

Dopo 17 anni in azienda mi sono fatta l’idea che gli uffici possano talvolta (anzi spesso) creare una sorta di ‘assuefazione’… e che le dinamiche che ti portano a uscire sistematicamente tardi dal lavoro richiedano la stessa attenzione che dedicheremmo ad una malattia contagiosa di cui vediamo i sintomi dilaganti ma non conosciamo con esattezza le cause.

Nel video che segue ti faccio un esempio pratico di come mi capita di usare la #MappaMentale nel mio lavoro di Coach. Due diversi clienti (Luca e Sara) mi portano la stessa situazione problematica sulla quale desiderano lavorare: “Faccio tardi al lavoro e mi perdo delle cose che vorrei fare per me stesso/a, tipo palestra o uscite”.

A prima vista è lo stesso caso, ma se guardi bene probabilmente non è così.

Lo stesso comportamento, può prendere le mosse da due situazioni differenti, come spiego nel video… Guardalo e scopri se sei più come Sara o come Luca e, in particolare, fatti un’idea di cosa sia una #MappaMentale.

Ecco, ora che hai un’idea precisa di cosa sia una #MappaMentale, puoi provare a ottenerne una fatta su misura per te (gratuitamente!).

Se vuoi approfondire ti aspetto nei miei webinar (formazione on line live e gratuita) o sul mio canale YouTube 

Paola – FreeNauta’s Coach