Colloqui con gli insegnanti: 5 mosse per fare la differenza - Freenauta's bar
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Colloqui con gli insegnanti: 5 mosse per fare la differenza

cactus

Tempo di colloqui a scuola: ecco alcuni suggerimenti per sfruttare l’occasione per aiutare tuo figlio, senza perderci la testa.

  1. Ascoltare… e raccogliere indizi

Spesso i genitori si siedono in nervoso silenzio davanti al docente, aspettando il verdetto.

Tu puoi usare meglio il tempo del colloquio, facendo delle domande mirate a capire il profilo di tuo figlio, visto dal punto di osservazione dell’insegnante. A scuola lui mette in luce aspetti che a casa potrebbero essere per te poco o per nulla visibili.

Parlando dei risultati, puoi fare delle domande per capire se tuo figlio dispone di un metodo di studio efficace. Questo spingerà il docente a darti un quadro più analitico della situazione e non il classico “non si impegna abbastanza”, “è poco partecipe” ecc.

Un altro vantaggio del fare domande è legato al passo n.2 : facendo domande potrai meglio valutare l’attitudine dell’insegnante verso tuo figlio, e le sue aspettative e priorità didattiche.
Spesso i ragazzi si convincono di essere poco stimati (o persino presi di mira) da un docente: ma tu potrai aiutare tuo figlio a smantellare questa opinione se potrai citare commenti dell’insegnante del tipo ” ho notato che si impegna molto nei lavori di gruppo”, oppure “ha avuto ottime idee nei laboratori”, ecc.

Inoltre capire cosa l’insegnante considera importante, ti aiuta a capire con quale metodo tuo figlio dovrà affrontare quella materia in questa parte finale dell’anno.

 

2.  A casa con tuo figlio, il punto di partenza

Torni a casa dopo il colloquio e cosa fai? Prepari la cena, spegni la TV, sequestri il tablet, ecc. E poi? Il colloquio con i docenti va riportato a tuo figlio, prendendosi il tempo e la serenità adeguati, non appena possibile, e in termini quanto più possibile accurati. Senza omissioni o ‘traduzioni’. 

E poi la parte più importante. Non parlare solo tu. Chiedi a lui cosa ne pensa e cosa ritiene sia successo per arrivare a questo punto. Il tuo ruolo fondamentale, anche qui, non è parlare ma ascoltare.

Le risposte di tuo figlio vanno catalogate in base alla tipologia di causa che lui identifica come origine del suo risultato.

  • Se trova cause esterne a lui (es “il prof mi ha preso in antipatia”, “la maestra è severa/spiega male”), il percorso da fare sarà più lungo e va iniziato subito.
  • Se invece attribuisce i suoi risultati non ottimali a cause interne a lui (ad esempio riconosce di aver dedicato poco tempo allo studio o agli esercizi), siamo già a metà strada verso la soluzione.

Nel primo caso  (cause esterne), sarà utile, come dicevamo poco fa, portare dei contro-esempi tratti dal colloquio con l’insegnate per dimostrare che questa presunta ostilità è forse principalmente un alibi, e orientare tuo figlio a trovare cause più interne, e quindi più modificabili.
E se poi fosse vero che un’insegnante è severa e esigente, si tratta di qualcosa che non può essere modificato da noi: come genitore potrai quindi aiutare tuo figlio a immaginare cosa lui può fare di diverso per gestire meglio la situazione esistente (ad es. cambiare il metodo di studio della materia?).

 

3. La strategia, da dove si parte?

Se il problema è una singola materia, fai al più presto una sessione di studio con tuo figlio per valutare qual è il suo metodo.
Potrai così aiutarlo a paragonare il suo metodo con le aspettative dell’insegnante emerse durante il colloquio.

Ho visto personalmente ragazzi invertire dei voti bassissimi (3 o 4) di fisica o matematica, lavorando con me per  pochi pomeriggi di studio strategico, perché avevano finalmente capito “come si fa”.

Se invece il problema è più generalizzato, la strategia consiste nel cercare per primi risultati che ragionevolmente sono più accessibili.

Iniziare a portare a casa dei primi riscontri e poi affrontare i temi più ostici. Occorrerà chiaramente valutare caso per caso.

Nella mia esperienza una strategia spesso efficace è quella di partire dal recupero di matematica.
In pochi pomeriggio di studio metacognitivo (cioè con forte comprensione di come funziona la mente nell’apprendimento della matematica), si può portare a casa sia un recupero sulla materia stessa, sia una maggiore autostima e motivazione per affrontare le altre materie.

 

4. Cerca di mantenere il controllo. Resta nel QUI E ORA.

E’ naturale per un genitore preoccuparsi di fronte allo spettro della bocciatura o del debito. Ma è poi così ‘nefasto’?  Conosco ragazzi brillantemente sopravvissuti alla ripetizione di un anno, anzi hanno avuto il tempo di maturare e fare il loro percorso in modo più consono a loro. Conosco però anche famiglie che hanno pesantemente subito lo stesso evento.
Cosa c’è stato di diverso nei due contesti? La capacità di mettere le cose in prospettiva.
I ragazzi hanno bisogno di affacciarsi al mondo del lavoro e degli adulti con interessi, passioni e competenza. Che ciò avvenga con un anno di preparazione in più, è pressoché indifferente nella prospettiva dei 3-4 decenni di lavoro che li aspetta.

E comunque non siamo ancora stati bocciati!

Rimani ad oggi, non farti portare in avanti (a giugno) dalla preoccupazione o indietro (ai mesi passati in cui non si è studiato abbastanza) dalle recriminazioni.
Adesso siamo in aprile e c’è ancora tutto il tempo per affrontare con metodo e con serenità la parte finale dell’anno.

 

5. Un’idea in più.

Hai parlato con tuo figlio e percepisci che si è davvero deciso a impegnarsi di più: sappi che non potrà ottenere risultati nuovi se continuerà ad usare il suo vecchio metodo, quello che ha usato fino ad ora.
Perchè allora non suggerigli di iniziare a usare qualche nuovo strumento, da sperimentare fino a che non avrà trovato quello adatto al suo stile di apprendimento? Eccoti alcune idee, differenziate in base allo stile di apprendimento prevalente di tuo figlio (se non conosci il suo stile, contattami e ti farò avere un test di autovalutazione).

  • Stile Visivo: mappe, schemi, uso di filmati su internet, realizzazione di presentazioni power point al posto di lunghe -spesso noiose- ricerche,
  • Stile Auditivo: registrare la propria voce mentre si studia e si ripete, organizzare a una discussione/tavola rotonda di famiglia sulla lezione studiata, invece di ripetere semplicemente la lezione
  • Stile Cinestetico: drammatizzare (trasformare in recita) una lezione, un evento storico, ripetere un brano camminando ai giardini, realizzare un problema o una dimostrazione di geometria con cartoncini colorati.

Ciascuna di queste idee, e mille altre, potranno essere realizzate tutti insieme, in un fine settimana in famiglia.
Perché per iniziare un nuovo periodo con la scuola ogni ragazzo ha bisogno di avere accanto gli alleati più preziosi, i genitori.

 

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