Le Mappe Sistemiche per il tuo equilibrio, con il Prof P. De Sario. - Freenauta's bar
24914
single,single-post,postid-24914,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-1.3,wpb-js-composer js-comp-ver-4.3.4,vc_responsive
mappa-mentale-sistemica-ispirata-a-pino-de-sario

Le Mappe Sistemiche per il tuo equilibrio, con il Prof P. De Sario.

Le interazioni nella vita quotidiana.

Andiamo al lavoro, parliamo con un collega, apriamo il computer, ritorniamo a casa, ci relazioniamo con la famiglia, ecc., tutto ciò rappresenta esperienze che poi vogliamo comunicare, per la sequenza di aneddoti, pensieri, emozioni, percezioni e memorie che abbiamo provato, capito, sentito. Questo bagaglio è il più semplice da raccontare e da ascoltare, anche se a volte può riguardare anche episodi quotidiani difficili, che diventa più complicato comunicare. Nella “solitudine buona” i nostri pensieri possono viaggiare in diverse direzioni, fluttuano come nuvole: bollette da pagare, orario di chiusura dei negozi, la spesa di verdure, le telefonate da fare, sistemare la cucina, piove o nevica, una barzelletta ricordata, ricordi antichi, un’offesa, o qualcosa di indefinibile che non ha parole, ecc. Anche qui ci può essere agevole parlarne e venire ascoltati.

Pensieri intimi di sé che si ripetono nella “solitudine dolorosa”.  Sono i pensieri che coinvolgono la nostra esistenza, che sono “importanti”, che vengono con un carico di emozione (negativa o anche positiva), che si ripetono con poche variazioni nel tempo. Sono quelli della nostra “cantina” impolverata e con poca luce. Alcuni esempi: «devo riuscire, è la mia ultima possibilità», «non ho detto niente, come un idiota», «sarei più amata se fossi più bella», «ma cosa faccio lo lascio? non lo so», «vedranno chi è il più bravo, mi verranno a cercare”, «non voglio più questo stress», «questo qua non lo posso sopportare!», «mi troveranno all’altezza?». Questi sono esempi di pensieri intimi di sé, pensieri che si concludono ogni volta in un’impasse, un nodo, una buca che ci fa bloccare[1].

 

Gli strumenti che facilitano.

Del nostro vissuto quotidiano, che sia quello dell’interazione normale, quello in solitudine buona o quello in solitudine dolorosa, il punto cruciale è volerlo e poterlo esprimere, portarlo fuori: parlarne, scrivere, disegnarlo, metterlo in gesti corporei (chi praticasse una disciplina sportiva o psicofisica). Qui possiamo aggiungere l’importanza di imboccare due strade nell’esplorazione e approfondimento: la prima è chiedendo cose dell’evento negativo e difficile; la seconda su come sente il problema lui/lei quando è nella solitudine dolorosa. Esempio, Carla: «mi sento ansiosa che qualcosa possa succedere», vediamo le domande di esplorazione che il “facilitatore pratico” può formulare all’amica o alla moglie.

 

«Mi sento ansiosa che qualcosa possa succedere».

 

Livello “vita quotidiana” Livello “solitudine dolorosa”
«Cosa è successo in questi giorni?» «Quando sei sola, quali pensieri ti vengono riguardo a questo sentirti ansiosa?»
«Dove senti di più questa sensazione, al lavoro o a casa?» «Hai provato a sentire anche che stato d’animo ti viene?»
«Ti passano pensieri particolari?» «Quando sei sola hai delle immagini di cose fatte in questi mesi?»
«Che cosa potrebbe succedere?» «Come ti senti quando sei sola con questi pensieri?»

 

Insomma, la positività è alla nostra portata ed è anche per giunta gratuita, basta avere un po’ di metodo e conoscenza. Perché la positività è alla portata e in questo esempio invece Carla sembrerebbe navigare nelle difficoltà? Credo molto che un regalo, forse il più bello, che possiamo donare a un altro è l’ascolto profondo, libero da giudizi e consigli. È un regalo per noi che ascoltiamo, che ci fa sentire più umani e vicini alle sorti dell’altro, ma per chi riceve, la positività è data da calore umano, vicinanza, nodi che si allentano e diventano più affrontabili, non sentirsi la più strana e ultima del mondo, senso di maggior forza nel corpo e tanto altro ancora.

Tramite l’ascolto buono, attivo e profondo possiamo dare un grande conforto all’amico o alla moglie, a un figlio, un semplice e mero ascolto, che invece ha il grande effetto dell’aiuto. Possiamo dirci facilitatori di relazione di aiuto: l’arte di aiutare ascoltando. Aiutare l’altro ad adottare le sue stesse difficoltà, non soffocarle, prendersene cura, provare ad aiutarlo nelle sue parti difficili. Questo è a mio avviso il germe della vita facile, è provare a crescere nelle nostre parti difficili, oltre a godere e gioire delle parti facili, ma lì siamo tutti buoni e l’inghippo è che semmai dopo un po’ stare solo nel facile ci fa sentire distratti, cerchiamo altro.

Sintetizzo quali sono gli strumenti pratici per aiutarsi. Troviamo strumenti molto utili nel “connettersi con gli altri (F2)”: certamente il permesso, l’ascolto attivo, la richiesta parere, l’empatia corporea. Altri strumenti fondamentali nel “gestire la negatività e trasformarla in positività (F3)”: parola chiave e parola direzionale e l’intero dispositivo della capacità negativa. Un mio vissuto personale che aggiungo, a volte dopo un ascolto profondo con allievi o amici, ho notato che il terreno dei pensieri e dell’umore è come rigenerato, rinfrescato e permette un salto imprevisto verso un po’ di umorismo, ci si prende un po’ in giro, si sente un senso di leggerezza molto bello. Ecco, due ultimi strumenti che suggerisco sono in F4, nella sezione costruire una buona persona e sono a fari spenti e leggerezza. Un ultimo esempio, Paolo: «una piccola offesa e vado fuori di testa».

 

«Una piccola offesa e vado fuori di testa».

 

Permesso «Ti va di parlarne?»
Ascolto attivo «Sì, comprendo, mi immagino come ti puoi sentire…»
Richiesta parere «Un’offesa di questi giorni?» (vita quotidiana)

«Quando sei solo come ti senti?» (solitudine dolorosa)

Empatia corporea Imitazione parziale di piccoli segni gestuali e corporei di Paolo
Parola chiave «Offesa dici…»
Parola direzionale «Offesa… in merito a cosa?»
A fari spenti L’ascoltatore non teorizza dicendo “parliamone”[2], ma lo fa concretamente senza enfasi
Leggerezza «Chissà con un leone allo zoo, cosa faresti e, di più, cosa farei anch’io… siamo sullo stesso barcone!»

 


[1] Momenti di solitudine sono necessari per tutti, bambini ed adulti, per distanziarci dagli stimoli degli altri e, quindi ci servono per ritrovare il nostro centro, la nostra identità e per autoregolare il nostro cervello e le complessità dei suoi circuiti. Qui comunque si parla di un’altra solitudine, quella vissuta in eccesso, nel nostro isolamento più profondo.

[2] Ti insegno un trucchetto, quando un collega o il marito dice «parliamone», otto volte su dieci è proprio la volta che non se ne parla affatto; questa è infatti una formula linguistica finta e qualunquista, come tante che in società alimentiamo.

Per chi desidera approfondire consigliamo le seguenti date relative ai corsi del Prof. De Sario [3]

Programmi Autunno 2016:

  • Bologna: introduttivo, “Imparare a facilitare”, 12 h., 5-6 novembre 2016 (programma)
  • Roma: workshop, “Imparare a facilitare”, 8 ore, 12 novembre (programma)
  • Torino: introd., Imparare a facilitare”, 12 h., 19-20 novembre 2016 (programma)
  • Pisaintrod., “Imparare a facilitare”, 12 h., 26-27 novembre 2016 (programma)
  • Bologna: workshop, “Gestire la negatività nei gruppi”, 8 h., 2 dicembre 2016 (programma)
  • Ancona: introd., “Imparare a facilitare”, 12 h., 17-18 dicembre 2016 (programma)

    [3] e ricordati che se 5 tuoi amici si iscrivono alla newsletter, usando il link che tu gli fornisci, avrai diritto a un 30% di sconto sui servizi FreeNauta e sui corsi del Prof. P. De Sario. Ti basta girare la email che hai ricevuto da noi: il link che i tuoi amici devono compilare è in fondo alla email.

No Comments

Post a Comment