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Mappe Mentali Sistemiche: chi parla in pubblico si fa ricordare a colpo d’occhio

Oggi vorrei parlarti delle Mappe Sistemiche, la sintesi tra mappe mentali e concettuali.

Prima di iniziare, toglimi per favore un dubbio. Ti dice qualcosa la frase “dopo il corso avrete le dispense”, detta da un relatore al suo pubblico di ascoltatori e allievi?

Si intende di solito che il relatore fornirà al suo pubblico, generosamente peraltro, il materiale che sta presentando.

Si tratta quindi, di solito, di qualche decina di slide… sorge il timore che tutti i partecipanti non avranno il tempo di riguardarsele.

Ecco, l’idea delle Mappe Mentali Sistemiche nasce proprio da qui.

Come aiutare relatori e formatori a creare in pochi istanti una sintesi veloce dei loro contenuti, che aiuti ogni partecipante a ricordare a colpo d’occhio il valore del corso appena frequentato?

PERCHE’ LASCIARE DEL MATERIALE DOPO UN CORSO

Il primo obiettivo di solito è fare sì che i partecipanti possano ricordare con più facilità ciò che l’oratore ha proposto.

Da cui deriva anche che il partecipante avrà un più lungo ricordo del relatore stesso, e quindi una maggiore probabilità di successive interazioni e collaborazioni.

Infatti se vado a un corso, ascolto e torno a casa a mani vuote, sappiamo che dopo pochi giorni il ricordo residuo di quanto ho ascoltato sarà minimo.

Anzi,  se volete vediamo meglio questo aspetto tecnico, del decadimento del ricordo, con un po’ di teoria (pochissima, prometto).

UN PO’ DI TEORIA SUL RICORDO DOPO UN CORSOfreenauta metodo sistemico

Mi rifaccio al modello di Ekwall, Shaker sulle percentuali di ricordo di una lezione/contenuto, a seconda dei canali utilizzati per comunicare la lezione stessa.

I discenti ricordano solo il 10% di ciò che leggono, il 20% se ascoltano un docente, il 30% se vedono del materiale, il 50% (poteva andare peggio…) se ascoltano e vedono, come avviene nelle usuali situazioni di aula.

Si può fare meglio?

Ad esempio, se sei un formatore e miri a percentuali più elevate, cosa potresti aggiungere ai tuoi corsi? E se sei il discente/partecipante, come come potresti ricordare più a lungo il corso che hai appena frequentato.

Per ricordare il 70%, occorre inserire la verbalizzazione. Il partecipante dovrà parlare dopo (o durante) il corso di ciò che ha appreso.

Mentre per ricordare quasi tutto, il 90%, la tua ricetta sarà, raccontare e anche mettere in pratica.

Probabilmente l’esperienza di tutti i giorni ci aveva già suggerito questa conclusione, e ora ne abbiamo conferma scientifica.

Vediamo allora come le mappe sistemiche possono aiuta relatori e partecipanti a ricordare meglio.

MAPPE SISTEMICHE: UN AIUTO CONCRETO PER UN RICORDO DA ELEFANTEmappe sistemiche freenauta

Mi è capitato proprio alcuni giorni fa di partecipare a un corso che desidero assolutamente ricordare.

Si è trattato dell’evento “Be Social”, di Alessandra Perotti, tenutosi a Torino e organizzato dalla Presidente dell’ Associazione Italiana Formatori, regione Piemonte, Emanuela Truzzi, e dal team dell’ AIF Piemonte.

Voglio ricordare il contenuto del corso perchè è rilevante per il mio lavoro, e utile.

Alessandra infatti  ci ha parlato dell’importanza della autenticità e del valore dei contenuti, quando si vuole creare un proprio ‘profilo’ e personaggio nel meta-mondo dei social.

Come posso fare? Se voglio puntare al massimo del ricordo, dovrò fare ciò che Alessandra ha suggerito, e per farlo devo prima assimilarlo  a livello cognitivo. In parole semplici ricordarlo e farlo mio, magari raccontandolo ad un amico, come ci suggerisce la scienza.

Ma non ho tempo di rivedermi le slide…. (bisognerebbe forse dire non ho trovato il tempo… ma questa è un’altra storia… di coaching).

A questo punto entrano in campo le Mappe Mentali Sistemiche.

LE MAPPE SISTEMICHE: UNA SINTESI VISIVA E MULTIDIMENSIONALE

Le Mappe Mentali Sistemiche sono rappresentazioni visive svolte durante il corso dal discente, o prima del corso dal relatore.

Il loro primo scopo è catturare, come le slide, le parole chiave del relatore (prima dimensione).

Come seconda dimensione, le Mappe Mentali Sistemiche ti fanno visualizzare, a colpo d’occhio, i collegamenti logici.

Le connessioni logiche tra due argomenti si indicano intuitivamente con delle frecce, spesso colorate.

IMPORTANZA DEL COLORE

Perché  sappiamo che la nostra mente è attratta dai colori.importanza colori mappe freenauta

Quindi vogliamo che una mappa mentale sistemica sia piacevole da vedere, perchè la mente apprende meglio se è nutrita da qualcosa che la attrae.

Naturalmente ciò non significa che possono farla solo gli artisti e i disegnatori. Io ad esempio realizzo Mappe Sistemiche di professione, e scrivo malissimo e disegno anche in modo peggiore (come noterai), eppure le mia mappe le comprendono bene, di solito…, sia adulti sia ragazzi.

Anche sui colori non dobbiamo pensare che vadano bene per tutti e senza limiti, anzi per alcuni potrebbero essere distraenti. Occorre provare e personalizzare.

 

LA TERZA DIMENSIONE (che mancava!): L’ENFASI

Quello che una mappa sistemica cattura, e una slide no, è la terza dimensione, quella dell’enfasi e dell’importanza relativa di un contenuto rispetto all’altro, attribuita dal relatore.

In una parola, con una mappa sistemica prendi nota anche del NON  VERBALE E PARAVERBALE, che tutti sappiamo essere una componente essenziale della comunicazione.

In sostanza una Mappa Mentale Sistemica è a tre dimensioni perchè ti dice:

  1. quello che è stato detto (in sintesi!),
  2. con quale logica è stato detto
  3. quello che è importante ricordare, che viene  visivamente enfatizzzato.

Non ti resta che provare.

 

COME METTERE IN PRATICA

Se sei un relatore, o una persona che parla in pubblico, o comunque una persona che vuole stupire chi lo ascolta, prova a realizzare la tua prima mappa sistemica per il tuo prossimo evento.mappe sistemiche freenauta

  • Prendi un foglio A4 bianco in orizzontale e segna, magari al centro, il tema chiave del tuo intervento.
  • Poi crea dei rami con le idee fondamentali che vuoi che i tuoi ascoltatori ricordino. Potranno esserci da 3 a 5 rami (mai più di 7, dato che memoria di lavoro ha i suoi limiti)
  • Organizza le parole in base alla logica (con frecce colorate di causa effetto se due argomenti sono collegati), e all’enfasi (cosa è più importante avrà maggiori dimensioni)
  • Infine aggiungi ad ogni concetto chiave un’ulteriore parola o breve frase utile per chiarire il tuo messaggio.

Ed ecco la tua prima Mappa Mentale Sistemica.Lo stesso procedimento vale anche se sei un discente: ricordati di portare carta bianca e colori al prossimo corso che frequenterai.

Potrai condividerla al termine del tuo corso, insieme alle ben gradite ‘dispense’ e, come direbbe Alessandra Perotti,  usarla sui social per dare ai tuo follower un tuo contenuto di valore e autentico.

Ed è più facile condividere una o due mappe…rispetto a tutte le slide. 

UNA NOTA PER I PIU’ ESPERTI

Come avrai notato di questa pagina, alcune mappe hanno un centro, altre no.

Non è un errore, ma una cosa voluta: e dipende da come il relatore imposta il discorso.

Se il relatore, ad esempio, dice che un tema  ha due componenti principali, la mappa potrà risultare bi-centrica.

In altri casi, (vedi qui a fianco) abbiamo un bel centro unico e evidente.

A proposito, se vuoi le altre mappe dell’evento di Alessandra Perotti (8 mappe per 4 ore di corso), clicca qui: mappe-dallevento-be-social-di-alessandra-perotti

COME LE USO IO 

Ora che conosci il metodo, spero ti sia venuta curiosità e voglia di iniziare.

Io opero in due modi: realizzo le mappe ‘live’ in diretta mentre i relatori e formatori parlano ai loro discenti.

Alternativamente creo le mappe per i miei corsi di formazione, sia per adulti , sia per ragazzi (sono molto utili per lo studio).

Se vuoi farmi sapere come intendi usare le mappe nel tuo lavoro, non esitare a contattarmi a: info@freenautabar.it.

 

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2 Comments
  • Eliano

    6 ottobre 2016 at 8:37 Rispondi

    Ciao Paola e complimenti per la limpida e semplice spiegazione. Recentemente ci siamo incontrati a un corso a Firenze e ti ho vista tracciare le tue mappe durante l’esposizione della relatrice. Mentre scrivevi, sbirciavo sul tuo foglio da bravo (cattivo?) vicino di banco e mi sono reso conto dell’efficacia della tecnica e della quantità di informazioni in più che riuscivi a scrivere rispetto al normale “prendere appunti”. E mi è venuta voglia di provare. Grazie e a presto, Eliano

    • Staff

      30 novembre 2016 at 9:14 Rispondi

      ciao Eliano,
      scusami per la tarda risposta, il tuo commento mi era sfuggito e mi ha fatto molto piacere. Tanto più perchè dato da un formatore esperto. La tecnica è molto efficace, se hai già provato e ti fa piacere confrontarci, sono a disposizione.

      Paola

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